Revocatoria Alitalia Servizi

I pagamenti “nei termini d’uso” e difetto della scientia decoctionis Con la sentenza n. 20752 del 21 ottobre 2014, il Tribunale di Roma ha reso una delle prime pronunce in tema di revocatorie fallimentari intentate da Alitalia Servizi S.p.A., società appartenente al Gruppo Alitalia Linee Aeree Italiane S.p.A. e dalla stessa controllata, ammessa alla procedura di Amministrazione Straordinaria nel settembre 2008. Rigettando integralmente la domanda promossa da Alitalia Servizi nei confronti di un fornitore straniero, il Giudice capitolino è intervenuto sulla delicata, e ancora poco dibattuta, questione dei pagamenti effettuati “nell’esercizio dell’attività d’impresa nei termini d’uso”, richiamati nella nuova formulazione dell’art. 67, comma 3°, lett. a) della Legge Fallimentare tra le esenzioni dall’azione revocatoria. Il Tribunale di Roma ha chiarito che il pagamento nei termini d’uso è certamente quello che consegue, salvo uno specifico e diverso regolamento negoziale, in un arco temporale compreso tra la prestazione del servizio o la consegna del bene e la scadenza del termine che è prassi indicare in fattura, essendo esso dovuto. Analogamente, secondo il Giudice, “si può ritenere che il pagamento avvenuto in un tempo successivo ma ormai prossimo alla scadenza indicata in fattura è caratterizzato da profili di normalità“. Sulla base di tale premessa il Giudice è, così, pervenuto a ritenere i pagamenti in favore della società convenuta come effettuati in ambito di assoluta normalità nei termini indicati, e cioè “dopo l’esecuzione del servizio o la consegna del bene ed in coincidenza della scadenza delle fatture, a nulla rilevando stabilire se qualche giorno prima o dopo il giorno stesso“, chiarendo che “i pagamenti tardivi, al contrario, non possono essere fatti rientrare tra quelli individuati dall’art. 67, comma terzo, lett. a)“. L’arresto del Tribunale di Roma ha anche interessato la disamina del presupposto soggettivo della c.d. scientia decoctionis, per il quale si è ritenuta insufficiente la sola presenza di notizie giornalistiche e contabili diffuse sulla crisi che ha interessato l’intero Gruppo Alitalia. Richiamando un consolidato orientamento della Corte di Cassazione, il Tribunale ha precisato che, sebbene la dimostrazione della conoscenza effettiva dello stato d’insolvenza in capo all’accipiens possa fondarsi anche su elementi indiziari purché caratterizzanti gli ordinari requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dagli artt. 2727 e 2729 c.c., “tali condizioni non possono essere riscontrate nella mera esistenza di esecuzioni individuali in quanto non soggette a forme pubblicitarie o iscrizioni ipotecarie a carico del debitore, quando non si sia dato conto di circostanze, quali la contiguità territoriale tra creditore e luogo delle procedure e l’esistenza di rapporti professionali tra creditore e debitore, che in virtù di concreti collegamenti, permettano di ritenere effettivamente conosciuta e non solo conoscibile la scientia decoctionis“. Da ultimo, il giudice di prima istanza ha precisato che – stante anche l’insussistenza di obblighi in capo alla convenuta di venire a conoscenza delle notizie giornalistiche e contabili interessanti il Gruppo Alitalia, non potendosi pretendere nella corrente vita degli affari che il creditore che non sia un operatore professionalmente dedito all’esercizio del credito o ad attività finanziare prima di ricevere il pagamento debba consultare registri, pubblicazioni o archivi per accertare se il debitore sia o meno in stato d’insolvenza – “sussisteva la difficoltà obiettiva di comprendere la situazione del Gruppo Alitalia da parte del singolo soggetto rispetto ad ogni società del gruppo, soprattutto in presenza di abituali pagamenti e per l’assenza della natura di operatore particolarmente qualificato“. Del tutto assorbita è rimasta l’interessante questione sollevata dalla società convenuta in ordine all’applicazione estensiva, in favore delle altre società del Gruppo Alitalia, dell’art. 1, comma 3°, D.L. n. 80 del 23 aprile 2008, recante “Misure urgenti per assicurare il pubblico servizio di trasporto aereo” e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 aprile 2008, il quale ha previsto l’equiparazione ex lege degli atti, dei pagamenti e delle garanzie poste in essere da Alitalia – Linee Aeree Italiane S.p.A. a far data dall’entrata in vigore dello stesso D.L. 80/2008 e fino al termine ivi previsto per la restituzione del cosiddetto “prestito-ponte” di 300 milioni di Euro concesso dal Governo Italiano, a quelli di cui all’art. 67, comma 3°, lett. d) LF. Nel decreto di ammissione alla procedura di Amministrazione Straordinaria di Alitalia Servizi del 16 settembre 2008, infatti, si specificava che Alitalia Servizi S.p.A. è società del Gruppo Alitalia ai sensi dell’art 3 del D.L. 347/08, atteso che essa, partecipata dalla Alitalia Linee Aeree S.p.A., svolge oltre l’80% della propria attività in favore della stessa, come risultava dalla rilevanza qualitativa e quantitativa dei rapporti commerciali tra le due società. La sentenza in commento si pone in linea con l’orientamento interpretativo assunto in tema di difetto della scientia decoctionis dal medesimo Tribunale di Roma con riguardo ad un’azione revocatoria promossa dalla controllante Alitalia Linee Aeree S.p.A. (sent. n. 12278, depositata il 5 giugno 2013).

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