Processo problematico?

A distanza di qualche mese dalla sua entrata in vigore, vale la pena fare un bilancio di come è stata recepita nella prassi dei Tribunali italiani una delle riforme più attese della giustizia civile: quella che il 30 giugno 2014 ha introdotto l’obbligatorietà del deposito telematico degli atti nei procedimenti instaurati dopo tale data. Per i giudizi avviati prima del 30 giugno 2014, gli atti potranno essere depositati secondo le modalità tradizionali sino al 30 dicembre 2014.

Anzitutto, la domanda che ha creato un primo contrasto tra i giudici di merito e, naturalmente, gli avvocati è la seguente: è possibile costituirsi in giudizio, ovvero avviare il procedimento, mediante deposito telematico?

L’art. 44 del d.l. 24 giugno 2014 n. 90, convertito con l. 11 agosto 2014 n. 114, fa generico riferimento a “(…) gli atti processuali ed i documenti” che “possono essere depositati con modalità telematiche e, in tal caso, il deposito si perfeziona esclusivamente con tali modalità”.

Al contrario, l’art. 16 bis del d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con l. 17 dicembre 2012, n. 221, menziona soltanto il “(…) deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite (…)”. Quest’ultima previsione normativa, sembrerebbe dunque escludere l’ammissibilità del deposito telematico degli atti introduttivi/di costituzione.

Eppure, alcuni difensori hanno ugualmente depositato tali atti telematicamente.

Sono rituali e ammissibili tali depositi?

Secondo il Tribunale di Milano, sì.

Con ordinanza del 7 ottobre 2014 (pubblicata su Cassazione.net il 10 ottobre 2014) il giudice meneghino ha dichiarato il deposito telematico della comparsa di costituzione “rituale e quindi pienamente efficace”. La motivazione del Foro milanese si articola sul principio generale della libertà di forma (art. 121 c.p.c.). Peraltro, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., la dichiarazione di nullità di un atto processuale è preclusa se l’atto, pur privo di alcuni requisiti formali, abbia raggiunto lo stesso lo scopo a cui è destinato.

Ancora più incisive sono le ordinanze pronunciate dai Tribunali di Brescia (7 ottobre 2014, pubblicata su Cassazione.net il 10 ottobre 2014) e Vercelli (4 agosto 2014, pubblicata su Quotidiano Giuridico in data 14 ottobre 2014): entrambe si rifanno ad una pronuncia della Corte di Cassazione a Sezioni Unite (Cass. civ. 4 marzo 2009 n. 5160), secondo cui la costituzione in giudizio mediante invio della comparsa a mezzo posta ordinaria rappresenta una modalità irrituale di deposito, non per questo affetta da nullità, trattandosi piuttosto di mera irregolarità, visto il raggiungimento dello scopo per cui l’atto è predisposto.

Secondo l’ord. cit. del Tribunale di Brescia, “scopo essenziale del deposito di un atto giudiziario è la presa di contatto fra la parte e l’ufficio giudiziario dinnanzi al quale pende la trattazione”. Tale scopo si ha per raggiunto nel momento in cui il cancelliere attesta il ricevimento degli atti e acquisisce il fascicolo di parte, rendendolo visibile al giudice e alle controparti. Non spetta al cancelliere rifiutare il deposito, né esso è inammissibile, per il solo fatto di essere stato compiuto telematicamente.

Per par condicio, non possiamo non dare atto delle pronunce di segno opposto (Trib. Foggia 10 aprile 2014, pubblicata su Dejure; Trib. Torino 15 luglio 2014, pubblicata su Dejure; Trib. Pavia 22 luglio 2014, pubblicata su Cassazione.net l’8 settembre 2014, Trib. Padova 28 agosto 2014, pubblicata su Dejure), secondo cui, sulla scorta di un’interpretazione letterale dell’art. 44 del d.l. 90/2014, “nessuna norma dell’ordinamento processuale consente il deposito in forma telematica dell’atto di costituzione in giudizio” (così ord. Trib. Pavia cit.).

Effettivamente, il DGSIA (Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia) ai sensi dell’art. 35 del D.M. 21.2.2011 n. 44 può individuare gli atti che ciascun ufficio giudiziario è autorizzato a ricevere telematicamente mediante decreto. Sulla base di tale disposizione normativa, il Tribunale di Padova ha giudicato illegittimo “l’invio telematico della comparsa di costituzione poiché avvenuto mediante uno strumento di comunicazione privo di valore legale con conseguente declaratoria di inammissibilità della comparsa di costituzione per non essere questo specifico atto processuale ricompreso nel decreto di cui all’art. 35 pur se tecnicamente possibile”. Secondo questi ultimi tribunali, infatti, se l’atto non rientra tra quelli individuati nel decreto DGSIA esso non dovrà considerarsi come depositato.

Di diverso avviso la citata ordinanza del Tribunale di Milano del 7 ottobre 2014, secondo cui alla DGSIA non compete l’individuazione degli atti che possono essere depositati telematicamente, poiché il compito di tale Direzione è soltanto quello di accertare l’installazione e l’idoneità delle strutture informatiche di ogni singolo ufficio.

I contrasti giurisprudenziali che abbiamo appena richiamato non sono di poco conto: in assenza di un orientamento consolidato sul punto, il diritto di difesa rischia infatti di essere frustratoda una pronuncia di inammissibilità, senza considerare l’aggravio di costi processuali e il dilatarsi dei tempi.

In attesa di una pronuncia giudiziale ovvero un intervento normativo dirimente, che riesca a garantire il giusto equilibrio tra il rispetto delle formalità e la celerità del processo, continueremo a monitorare l’evoluzione della prassi.

Stay tuned!

 

 

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