Il processo civile all’epoca del corona virus. Guida pratica alla legislazione emergenziale

Al fine di contrastare l’emergenza epidemiologica in corso, in data 17 marzo 2020 e 8 aprile 2020 il Governo ha emanato delle disposizioni di immediata applicazione anche in ambito giudiziale (cfr. art. 83 del c.d. “Decreto Cura Italia” n. 18/2020 ed art. 36 del c.d. “Decreto Liquidità” n. 23/2020).

Qui di seguito una sintetica panoramica delle principali conseguenze in ambito civile.

COSA ACCADE AI GIUDIZI IN CORSO? 

  • Le udienze

 Dal 9 marzo 2020 all’11 maggio 2020 le udienze dei procedimenti civili pendenti presso tutti gli uffici giudiziari sono rinviate d’ufficio a data successiva.

  • Gli atti delle parti ed i provvedimenti dei giudici

 Durante il predetto periodo 9 marzo 2020 – 11 maggio 2020 è sospeso anche il decorso dei termini per il deposito di qualsiasi atto giudiziario.

La sospensione vale per tutti, anche per i giudici. Per l’emissione di una sentenza o di un decreto ingiuntivo, ad esempio, si dovrà aspettare la fine della sospensione.

In ottemperanza alle misure restrittive adottate dal Governo, alcuni Tribunali (ad esempio, Torino) hanno addirittura previsto che i Cancellieri possano rifiutare il deposito telematico di atti non urgenti.

  • Le procedure pendenti innanzi al Tribunale del Lavoro 

Anche in questi casi specifici, udienze e termini sono sospesi fino all’11 maggio 2020.

In assenza di specifiche indicazioni del legislatore, nei procedimenti pendenti innanzi al Tribunale del Lavoro devono intendersi sospesi anche i termini relativi ai casi in cui si applica il c.d. “rito Fornero” (un rito veloce per le sole controversie aventi ad oggetto l’accertamento della legittimità dei licenziamenti).

E NEL CASO DELLE PROCEDURE ADR (Alternative Dispute Resolution)?

Il  Decreto Cura Italia prevede che la sospensione si applica anche a:

  • i procedimenti di mediazione ai sensi del D.lgs. 28/2010,
  • i procedimenti di negoziazione assistita di cui alla L. 162/2014,
  • tutti i procedimenti di risoluzione stragiudiziale delle controversie regolati da codici e leggi speciali.

Ciò a patto che i predetti procedimenti:

  • siano stati promossi entro il 9 marzo 2020 e
  • che il relativo esperimento condizioni l’introduzione o la prosecuzione dell’azione giudiziaria.

Nel Decreto Cura Italia non vi sono riferimenti ai procedimenti arbitrali, che sono tipicamente regolamentati dalle parti.

SI POSSONO PROMUOVERE NUOVI GIUDIZI?

La sospensione dei termini vale anche per la promozione di nuovi giudizi.

Ciò in concreto significa che, durante il periodo di sospensione, ad esempio, non verranno notificati i seguenti atti:

  • atti di citazione;
  • atti di appello;
  • ricorsi per decreto ingiuntivo.

In ogni caso, qualora notificati durante la sospensione, produrranno efficacia solo dopo la fine della stessa. Ad esempio, se un decreto ingiuntivo viene notificato il 7 aprile, il termine di 40 giorni per opporre lo stesso inizierà a decorrere il 12 maggio e non prima.

In genere, nella maggioranza dei giudizi ordinari il termine per la costituzione in giudizio scade venti giorni prima dell’udienza di comparizione delle parti. Nel caso in cui il termine per la costituzione in giudizio scada durante la sospensione, il giudice dovrà rinviare l’udienza da cui decorre il termine, per consentirne il rispetto.

Per quanto concerne le esecuzioni, benché non sia inibito notificare un precetto, non si potrà comunque dare corso al pignoramento.

ECCEZIONI: I PROCEDIMENTI A CUI NON SI APPLICA LA SOSPENSIONE

 La sospensione non si applica a i tutti procedimenti indistintamente. L’art. 83, comma 3, del Decreto Cura Italia, a cui si rimanda, prevede alcune eccezioni, che riguardano per lo più giudizi aventi ad oggetto la tutela fondamentale della persona.

Tra le eccezioni di cui al predetto comma 3 vi sono i procedimenti finalizzati alla sospensione della provvisoria esecutività delle sentenze di primo e secondo grado.

In ogni caso, la sospensione non si applica a tutti i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti. La dichiarazione di urgenza è rilasciata dal giudice che sta istruendo la causa (se già iniziata) oppure dal capo dell’ufficio giudiziario o dal suo delegato (se la causa non è già iniziata).

E DOPO LA SOSPENSIONE? SCENARI FUTURI

Terminata la sospensione, nel periodo immediatamente successivo, dal 12 maggio 2020 al 30 giugno 2020, i capi degli uffici giudiziari potranno, tra l’altro, disporre che:

  • le udienze si svolgano mediante collegamenti da remoto;
  • le udienze possano essere rinviate a data successiva al 30 giugno 2020;
  • alcune udienze vengano sostituite dallo scambio di note scritte, con successiva adozione fuori udienza del provvedimento del giudice.

Con provvedimento del 10 marzo 2020 il Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della Giustizia (c.d. DGSIA) ha individuato i programmi che potranno essere utilizzati per le udienze da remoto: Skype for Business e Teams.

Per il momento non vi sono disposizioni chiare sulle modalità di svolgimento delle udienze che prevedono la partecipazione delle parti: ad esempio, nel caso di conciliazione, di interrogatorio formale o di testimonianza.

Non è da escludere che in futuro anche alle parti in questione potrebbe essere richiesta la connessione da remoto, laddove possibile, o il rilascio di dichiarazioni scritte.

I TERMINI DI PRESCRIZIONE E DECADENZA

Ma se nel periodo di sospensione non viene notificato l’atto di citazione, come si interrompono i termini di decadenza e prescrizione?

I termini in esame possono sempre essere interrotti mediante semplici diffide, salvo quelli per cui la legge richiede la notifica di un atto giudiziale (ad esempio, nel caso di interruzione dell’usucapione, occorre la citazione, non basta una diffida).

Il legislatore ha infatti precisato che nel periodo 9 marzo – 30 giugno la decorrenza dei termini di decadenza e prescrizione è sospesa solo se i relativi diritti possono essere esercitati esclusivamente mediante il compimento di attività precluse (cfr. art. 83, comma 8 del Decreto “Cura Italia”).

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