Pignoramento presso terzi e competenza territoriale

Novità inerenti a pignoramento presso terzi e competenza territoriale

Numerose e rilevanti sono le novità introdotte dal Decreto Legge n. 132 del 12 settembre 2014 in merito al pignoramento presso terzi e alla competenza territoriale. Nello specifico, l’oggetto di tale decreto,approvato dal Senato il 23 ottobre 2014 con voto di fiducia, è:

Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile.

Nell’attesa che si concluda l’iter di conversione e venga licenziato il testo definitivo di legge, vi segnaliamo alcune delle misure previste per “l’efficienza e la semplificazione del processo esecutivo”. Le nuove disposizioni in materia di processo esecutivo dovrebbero entrare in vigore decorsi trenta giorni dalla vigenza della legge di conversione. Tra le novità previste, spiccano in prima battuta quelle relative a:

  1. la competenza del foro di residenza del debitore nel pignoramento presso terzi
  2. le modalità di presentazione della dichiarazione del terzo e la nuova udienza prevista nel caso di omessa dichiarazione
  3. la nuova procedura di ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare, del quale vi parleremo nel prossimo articolo

Analizziamo nel dettaglio le prime due nuove introduzioni.

La competenza del foro del debitore per il pignoramento presso terzi

Una prima misura concerne l’introduzione del criterio della competenza del foro del debitore in materia di pignoramento presso terzi, in luogo di quello del terzo pignorato, attualmente previsto dall’art. 26, secondo comma, c.p.c. Si tratta di una novità di rilievo pratico. L’attuale riconduzione della competenza alla residenza o sede del terzo pignorato è, infatti, suscettibile di determinare una frammentazione delle procedure esecutive in tanti fori quanti sono i terzi pignorati, con conseguente aumento dei costi e, soprattutto, allungamento dei tempi per l’instaurazione delle procedure.

Nello specifico: si pensi al caso di un’impresa con clientela su tutto il territorio nazionale, o anche solo al debitore persona fisica avente un rapporto di lavoro in un dato luogo, facente parte di una determinata circoscrizione giudiziaria e un rapporto bancario in un altro luogo, ricadente sotto la competenza di un diverso giudice. A causa dell’unicità del titolo esecutivo e dei tempi tecnici necessari per la relativa eventuale duplicazione, l’instaurazione di un pignoramento presso terzi innanzi a un determinato foro è allo stato, di norma incompatibile con la contestuale instaurazione innanzi a un foro diverso presso il quale risiede un altro terzo, debitore del debitore, contro cui si procede. L’unificazione della competenza dei pignoramenti presso terzi innanzi al giudice del foro debitore è diretta a superare tali difficoltà di tipo pratico. Grazie alla novità del nuovo decreto legge, con un unico atto si potranno convenire innanzi al medesimo giudice (del luogo di residenza o domicilio o dimora o sede del debitore) una pluralità di terzi pignorati, indipendentemente dal luogo di residenza o sede di questi ultimi. Derogano alla nuova disposizione normativa i pignoramenti nei quali è debitrice una delle pubbliche amministrazioni, avente un rapporto di lavoro di cui all’ art. 413 c.p.c., per i quali il foro resta quello del terzo debitore, salve le leggi speciali.

La dichiarazione del terzo e la nuova udienza in caso di omessa dichiarazione

La nuova normativa prevede l’invio esclusivamente a mezzo raccomandata o pec della dichiarazione del terzo (anche nei casi in cui era precedentemente prevista la dichiarazione in udienza). Tale modifica, unitamente a quella relativa alla competenza territoriale, contribuisce a una significativa attenuazione del collegamento della procedura esecutiva con il foro del terzo pignorato.

A essa, tuttavia, fa da contraltare la previsione di una nuova udienza precedente all’assegnazione, nel caso di mancato rilascio della dichiarazione da parte del terzo, onde consentire la sua eventuale partecipazione e dichiarazione. Tale previsione, che svolge una funzione di garanzia rispetto a eventuali comportamenti fraudolenti del creditore procedente che affermi di non avere ricevuto dichiarazione alcuna, rischia tuttavia di tradursi nei fatti in un ulteriore allungamento dei tempi per l’assegnazione dei crediti pignorati rispetto alla normativa attualmente vigente.