No negoziazione? Ahi, Ahi, Ahi

Tra le novità introdotte dal D.L. 132/2014, convertito con la legge 162/2014, in vigore dall’11 novembre 2014, si segnala la procedura facoltativa di negoziazione assistita da un avvocato.

Dopo l’introduzione della mediazione, avvenuta con il D.lgs. 28/2010, questa procedura rappresenta un altro metodo alternativo di risoluzione delle controversie, che dovrebbe consentire alle parti di definire la vertenza potenziale in tempi brevi (entro tre mesi) e fuori dalle aule dei tribunali.

Con l’eccezione di controversie aventi a oggetto diritti indisponibili o riguardanti materia di lavoro, due parti in conflitto potranno raggiungere una “convenzione di negoziazione”, cioè, un “accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia tramite l’assistenza dei propri avvocati”.

La procedura di negoziazione è obbligatoria per chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti o chiedere il pagamento di somma di denaro non eccedente la somma di Euro 50.000,00 (fuori dei casi in cui si debba ricorrere alla mediazione obbligatoria).

Diversamente dalla negoziazione facoltativa, la negoziazione obbligatoria entrerà in vigore dal 9 febbraio 2015.

Da tale data, in caso di mancato esperimento della procedura obbligatoria, la domanda giudiziale diverrà improcedibile (eccezion fatta per le controversie concernenti obbligazioni derivanti da contratti conclusi tra professionisti e consumatori). L’improcedibilità dovrà essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza.

La procedura di negoziazione obbligatoria non si applicherà tuttavia ai procedimenti:

(i)         per ingiunzione (inclusa la fase dell’opposizione);

(ii)        di consulenza tecnica preventiva ai sensi dell’art. 696 bis c.p.c.;

(iii)       di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata;

(iv)       in camera di consiglio;

(v)        nell’azione civile esercitata nel processo penale.

La procedura è molto semplice: in buona sostanza la parte che intende promuovere l’azione, tramite il suo avvocato, invita la controparte a stipulare una convenzione di negoziazione assistita. La mancata risposta all’invito a stipulare una convenzione di negoziazione (risposta che deve essere fornita entro 30 giorni) o il rifiuto potranno essere valutati dal giudice ai fini della liquidazione delle spese nel caso in cui la controversia finisca in tribunale. L’invito alla negoziazione non dovrà dunque essere preso sottogamba!

L’eventuale accordo che compone la controversia costituisce titolo esecutivo e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

Dal momento della comunicazione dell’invito a concludere una convenzione di negoziazione assistita ovvero della sottoscrizione della convenzione, la prescrizione è interrotta. Se l’invito, tuttavia, è rifiutato o non accettato nel termine di 30 giorni, la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza decorrente dal rifiuto, dalla mancata accettazione ovvero dalla dichiarazione di mancato accordo certificata dagli avvocati.

I difensori che sottoscrivono l’accordo raggiunto dalle parti ne dovranno trasmettere copia al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del luogo in cui esso è stato stipulato, ovvero al Consiglio dell’Ordine presso cui è iscritto uno degli avvocati. Con cadenza annuale il Consiglio Nazionale Forense provvederà al monitoraggio delle procedure di negoziazione assistita e ne trasmetterà i dati al Ministero della Giustizia che, a sua volta, dovrà redigere una relazione annuale per le Camere sullo stato di attuazione di questa nuova procedura.

Riuscirà davvero la negoziazione assistita a ridurre il contenzioso nei tribunali?

Non ci resta che attendere la prima relazione annuale del Ministro della Giustizia!

 

Lascia un commento