L’inammissibilità del ricorso straordinario per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. avverso il decreto di nomina o di sostituzione di un arbitro (commento alla Cass. 9 luglio 2018 n. 18004)

Il caso

La società Alfa, dopo aver promosso un procedimento arbitrale nei confronti della società Beta sulla base di una clausola compromissoria contenuta in un contratto d’appalto, aveva invitato controparte alla nomina del proprio arbitro nel termine contrattualmente stabilito di 20 giorni; in difetto della nomina la società Alfa aveva richiesto al Presidente del Tribunale di Firenze di procedere alla nomina. Successivamente, poiché nelle more era stato nominato l’arbitro da parte della società Beta, il Presidente del Tribunale di Firenze aveva revocato la propria nomina.

La società Alfa proponeva reclamo avanti la Corte d’Appello di Firenze avverso il provvedimento di revoca emesso dal Presidente del Tribunale sostenendo che tale provvedimento fosse stato generato da un equivoco in quanto la società Beta non aveva nominato il proprio arbitro nel termine di 20 gg. assegnato dalla società Alfa, bensì aveva proposto un autonomo procedimento arbitrale la cui domanda però non era stata regolarmente notificata.

La Corte d’Appello di Firenze, rilevato che la domanda di arbitrato proposta dalla società Beta non era stata regolarmente notificata alla società Alfa talché era da considerare illegittima la nomina dell’arbitro, aveva revocato il provvedimento presidenziale di revoca della nomina dell’arbitro della società Beta nell’ambito del procedimento arbitrale promosso dalla società Alfa.

Avverso tale sentenza la Società Beta aveva proposto ricorso ai sensi dell’art. 111 Cost. richiamando, a sostegno del proprio ricorso, l’arresto delle Sezioni Unite del 7 dicembre 2016 n. 25045 che aveva affermato tale principio: “deve ritenersi ammissibile il ricorso straordinario per cassazione avverso l’ordinanza resa dalla Corte di Appello, in sede di reclamo, contro il provvedimento del Presidente del Tribunale di determinazione del compenso degli arbitri ex art. 814 c.p.c. come riformato dal d.lgs. citato, atteso che quell’ordinanza ha natura giurisdizionale a tutti gli effetti, ed è caratterizzata dai requisiti di decisorietà e definitività”.

La questione

La sentenza in commento affronta il tema se il decreto di nomina o di sostituzione di un arbitro da parte del Presidente del Tribunale, essendo un provvedimento diverso dalla sentenza, sia suscettibile o meno di ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost.

 

La risposta al quesito da parte della Suprema Corte: la massima

“È inammissibile il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. avverso il decreto di nomina o di sostituzione di un arbitro, essendo provvedimento privo di carattere decisiorio e insuscettibile di produrre effetti sostanziali o processuali di cosa giudicata”.

Il percorso argomentativo della Cassazione

La pronuncia in commento, nell’affermare l’inammissibilità del ricorso straordinario per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. avverso il decreto di nomina o di sostituzione di un arbitro, anzitutto affronta la tematica dell’estensione a tale fattispecie dell’orientamento delle Sezioni Unite del 7 dicembre 2016, n. 25045 (richiamata dalla società Beta a sostegno del proprio gravame) sull’ammissibilità del ricorso straordinario per cassazione avverso il provvedimento di liquidazione del compenso agli arbitri.

Le Sezioni Unite (cfr. Sez. Un., 3 luglio 2009, nn. 15586 e 15592) avevano, infatti, in un primo momento, ritenuto che il procedimento di cui all’art. 814 c.p.c. (nella formulazione anteriore al d.lgs. n. 40/2006) previsto per la liquidazione del compenso agli arbitri svolgesse «una funzione giurisdizionale non contenziosa, adottando un provvedimento di natura essenzialmente privatistica», perciò carente di effetto di giudicato ed insuscettibile di ricorso per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost.

Al fine di esaminare l’ammissibilità del ricorso straordinario per Cassazione ex art 111 Cost., occorre valutare se ricorrono i due requisiti della decisorietà e della definitività del provvedimento.

Tali requisiti si individuano quando la decisione incide su situazioni soggettive di natura sostanziale, senza che ne sia possibile la revoca o la modifica attraverso l’esperimento di alcun altro rimedio giurisdizionale.

Secondo le Sezioni Unite, nell’ipotesi di determinazione del compenso per lo svolgimento di una attività quale quella di arbitri, non vi può essere dubbio che, sia il riconoscimento che la determinazione del compenso, investano una controversia su diritti soggettivi.

In tale ambito, infatti, la Suprema Corte aveva già ritenuto impugnabile con ricorso straordinario il decreto del Tribunale emesso in sede di reclamo avverso il provvedimento del giudice delegato di liquidazione dei compensi al difensore della procedura ovvero al consulente, in quanto connotato da un carattere definitivo (non essendo soggetto ad ulteriore impugnazione) e da un effetto decisorio incidendo su diritti soggettivi (cfr. Cass. civ., 29 marzo 2007 n. 7782; Cass. civ., 17 luglio 2207, n. 15941; Cass. civ., 16 settembre 2002 n. 13482/02; Cass. civ., 22 luglio 2011 n. 16136).

Sennonché, nella vicenda oggetto della decisione in commento, il percorso argomentativo seguito dalle Sezioni Unite nella pronuncia n. 25045/2016 non viene ritenuto applicabile al provvedimento di nomina o revoca degli arbitri, in quanto privo del carattere della decisorietà e non coinvolgendo un contenzioso su diritti soggettivi.

I provvedimenti diversi dalle sentenze sono suscettibili di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., laddove non ne sia previsto un altro mezzo d’impugnazione, se rivestano contenuto decisorio e siano definitivi, poiché la decisione, con effetto di giudicato, della domanda proposta da una parte nei confronti di un’altra determinerebbe un pregiudizio definitivo ed irreparabile  se non fosse assicurato il controllo di legittimità che la norma costituzionale ha inteso garantire.

La decisorietà, peraltro, deve attenere ad un diritto soggettivo sostanziale, e non meramente processuale.

La connessione tra decisorietà e diritto processuale ad impugnare, in un primo momento affermata dalla Suprema Corte (cfr. Cass. civ., 2 giugno 1983 n. 459 “il provvedimento giudiziale che dichiara l’inammissibilità o la improponibilità di un mezzo di gravame, qualunque sia la materia su cui incide, ha effetto ” decisorio ” su un diritto soggettivo, cioè sul diritto soggettivo di natura processuale della parte a proporre il gravame e di conseguenza è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 cost. ove ne ricorra l’ulteriore requisito della definitività o della mancata previsione di mezzi di gravame”), è stata, infatti, disattesa dalla giurisprudenza successiva (cfr. Cass. civ., 1° agosto 1992 n. 9159/1992: “il diritto processuale all’impugnazione, in quanto funzionale alla tutela di situazioni di diritto sostanziale, non può godere di una tutela astratta che sia fine a se stessa, dovendo essere considerato in relazione alla materia ed all’oggetto della controversia e, prima ancora, all’esistenza di una controversia in senso proprio”).

Prendendo le mosse proprio dal difetto del requisito della decisorietà in relazione ad un diritto soggettivo sostanziale la Cassazione ha, poi, avuto modo di rimarcare come “in tema di arbitrato, l’ordinanza di nomina dell’arbitro da parte del presidente del tribunale, ex art. 810 c.p.c., non ha contenuto decisorio, ma integra gli estremi del provvedimento di giurisdizione volontaria con funzione sostitutiva di attività manchevole delle parti, e non è quindi assoggettabile a reclamo ex art. 739 c.p.c.” (Cass. civ., 19 gennaio 2006, n. 1017) ed ancora ““in tema di arbitrato, il presidente del Tribunale chiamato a designare l’arbitro in sostituzione della parte inerte svolge una funzione di volontaria giurisdizione di carattere non contenzioso e sostanzialmente suppletivo della carente attività negoziale di parte, con la conseguenza che, al provvedimento di nomina (così come a quello di revoca), non può legittimamente riconoscersi portata decisoria, giacché, se la nomina viene effettuata, ne potrà essere controllata la validità in qualsiasi sede (e, anzitutto, dallo stesso collegio arbitrale), mentre, se essa viene negata (o, una volta compiuta, viene poi revocata), sarà sempre la parte inadempiente a dover rispondere dell’eventuale pregiudizio subito dalla controparte nelle normali sedi contenziose”(Cass. civ., 5 marzo 2012 n. 3129).

Lascia un commento