LE PROCEDURE ARBITRALI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Di Giuseppina Leoncavallo e Vittoriana Todisco

Al fine di contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, il Governo italiano nelle ultime settimane ha adottato progressivamente numerose misure per adeguarsi alle raccomandazioni fornite di volta in volta dal mondo scientifico. Tali misure tangono vari ambiti della società civile, tra cui, naturalmente, anche l’amministrazione della giustizia, nonché quella particolare forma di amministrazione stragiudiziale della giustizia qual è l’arbitrato.

A tal proposito, se in un primo momento il Governo – probabilmente mosso dall’urgenza della situazione – ha adottato un quadro normativo al quanto generico, successivamente è stato in grado di apportare delle precisazioni, le quali, a quanto pare, non sono risultate sufficientemente chiare rispetto alla loro applicabilità alle procedure arbitrali.

Con il decreto  legge n. 11 dell’8 marzo 2020 è stato sancito, all’art. 1, il rinvio d’ufficio delle “udienze dei procedimenti  civili  e  penali  pendenti  presso  tutti  gli  uffici giudiziari – con le opportune eccezioni – a data  successiva  al  22  marzo 2020”, nonché la sospensione dei “termini per il compimento di qualsiasi  atto  dei  procedimenti indicati al comma 1”. Si trattava di una disposizione di portata generale riferita a tutti i procedimenti civili e penali pendenti, la cui formulazione, però, prestava il fianco a dubbi interpretativi circa la sua applicabilità ai procedimenti arbitrali. Un piccolo passo avanti – benché comunque non risolutivo –  nella individuazione di una disciplina dei giudizi arbitrali è stato ravvisato nel successivo decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020. All’art. 83 tale decreto prevede  il rinvio delle “udienze  dei  procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici  giudiziari”  e la sospensione del  “decorso  dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali” fino al 15 aprile 2020. La medesima norma dispone che la sospensione vada applicata anche ai procedimenti di mediazione, alla negoziazione assistita, nonché “a tutti i procedimenti di risoluzione stragiudiziale delle controversie regolati dalle disposizioni vigenti, quando i predetti procedimenti siano stati promossi entro il 9 marzo 2020 e  quando costituiscono  condizione  di  procedibilità della domanda giudiziale. Sono conseguentemente sospesi i termini di durata massima dei medesimi procedimenti”. È successivamente intervenuto il c.d. “Decreto Liquidità” che ha esteso sino all’11 maggio 2020 le sospensioni e i rinvii per tutti i citati procedimenti.

Le norme richiamate contemplano in buona sostanza tutti i procedimenti civili (e penali), nonché i procedimenti di mediazione civile e commerciale, la negoziazione assistita e le c.d. ADR ma anche stavolta senza alcun espresso riferimento ai procedimenti arbitrali. Ci si è chiesto, quindi, se e in che misura tali disposizioni possano in qualche modo ritenersi applicabili ai procedimenti arbitrali pendenti o comunque quale soluzione possa risultare più coerente alla ratio della norma per la migliore gestione anche di tali procedimenti durante l’emergenza sanitaria.

Il tentativo del Governo italiano di dirimere i dubbi interpretativi menzionando i procedimenti di risoluzione stragiudiziale delle controversie, non aiuta gli interpreti, atteso che ad una lettura a caldo della norma del decreto legge 17 marzo 2020 n. 18, sembra emergere che l’effetto sospensivo afferisca non a tutte le procedure stragiudiziali ma solo a quelle che (i) costituiscano condizione di procedibilità della domanda giudiziale e (ii) siano state già promosse alla data del 9 marzo 2020.

La soluzione del dilemma ermeneutico non può prescindere da un focus sulla natura dell’istituto arbitrale e sulla finalità e la portata della sospensione straordinaria dei termini.

Storicamente si sono misurate posizioni eterogenee sulla natura dell’arbitrato, laddove si è guardato all’arbitrato rituale e irrituale come a fenomeni distinti, l’uno inteso come attività sostitutiva di quella giurisdizionale – dunque, potremmo dire, di un’attività para giurisdizionale – l’altro attinente al piano negoziale e privato. All’opinione tradizionale si è poi contrapposta, la teoria c.d. unitaria o monista, secondo cui arbitrato rituale e irrituale costituirebbero fenomeni sovrapponibili, salvo che per il limitato effetto del lodo che, nel primo caso avrebbe effetto di sentenza, nell’altro di negozio.

Tali oscillazioni che hanno avuto riflessi anche nella giurisprudenza che considerava l’arbitrato quale organo non giurisdizionale e il lodo come un atto negoziale, sono state definitivamente superate con la riforma del 2006, la quale ha portato alla risolutiva qualificazione dell’arbitrato quale giudizio con funzione sostitutiva della giurisdizione ordinaria e deflattiva del contenzioso giudiziale.

Come è ormai chiaro ai più, la sospensione straordinaria dei termini rientra tra le misure adottate dal Governo nell’ottica di evitare gli aumenti dei contagi e superare quanto prima la crisi sanitaria e finanziaria del Paese. Per tale essenziale ragione non appaiono condivisibili applicazioni analogiche di questa sospensione straordinaria con l’annuale sospensione feriale dei termini: sarebbe perciò errato considerare che anche la sospensione da “Covid19” non si applichi agli arbitrati per il solo fatto che su tali procedimenti è generalmente ininfluente la sospensione feriale. Tale arresto feriale, come chiarito dalla Suprema Corte,  è “tipico della giurisdizione” il che non ha nulla a che vedere con la sospensione dei termini disposta in una logica emergenziale, la cui finalità non è certo quella di consentire agli operatori del diritto la fruizione di un periodo di ferie, quanto piuttosto l’esigenza di limitare il più possibile assembramenti che possano mettere a repentaglio la salute pubblica.

Per tale ragione, dovendosi escludere per evidenti connotazioni naturali, finalistiche e strutturali, che i procedimenti arbitrali possano comprendersi nelle categorie dei procedimenti di mediazione, di negoziazione assistita o di ADR che costituiscano condizione di procedibilità della domanda, appare più coerente ai principi informatori del nostro ordinamento e alla logica della normativa emergenziale che le principali tipologie di giudizi arbitrali vengano trattati, in questa sede, alla stregua dei giudizi ordinari e che dunque siano assoggettati alle medesime disposizioni di emergenza. Con la conseguenza che è sensato ritenere applicabili tutti i rinvii e i periodi di sospensione disposti per ogni giudizio, ad oggi fino all’11 maggio 2020.

D’altra parte anche dall’esame delle determinazioni assunte negli ultimi giorni dalle principali Camere Arbitrali, si riceve immediata conferma di allineamento ai procedimenti giurisdizionali.

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) che già in prima battuta aveva sospeso tutti i termini fino al 15 aprile 2020,  con la delibera n. 21328 del 15 aprile 2020 ha ulteriormente esteso detta sospensione sino all’11 maggio 2020;  l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF)  ha disposto la sospensione dei termini  fino all’11 maggio 2020 , sulla base di quanto stabilito dal c.d. “Decreto Liquidità”. La Camera Arbitrale di Milano ha disposto che proprio “sulla base delle misure straordinarie ed urgenti adottate allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, a decorrere dal 16 marzo 2020 e fino all’11 maggio 2020 i termini per il deposito di tutti gli atti dei procedimenti, compresi i lodi, così come ogni altro termine previsto dal Regolamento, sono sospesi.

Considerata la natura mutevole della normativa adottata e il costante variare della situazione epidemiologica del Paese  non ci sentiamo di escludere che  la sospensione dei giudizi civili e quindi dei procedimenti arbitrali possa subire un ulteriore prolungamento.

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