Le azioni cautelari e la loro ammissibilità

L’ammissibilità delle azioni cautelari

Con le ordinanze del 17.7.2013 e del 3.9.2013, il Tribunale di Milano interviene sulla questione dell’ammissibilità delle azioni cautelari in pendenza di concordato preventivo, rettificando la portata dell’art. 168 l.f. che, con la modifica operata dal d.l. 83/2012, aveva esteso il blocco, previsto solo per le azioni esecutive, alla generalità delle azioni cautelari.

Tale intervento normativo, recepiva l’orientamento dottrinale e giurisprudenziale maggioritario che riteneva che il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive andasse interpretato come esteso anche a tutte le azioni cautelari a pena di inammissibilità, in contrapposizione con il diverso orientamento che interpretava questa preclusione come esclusivamente riferita alle azioni che mirassero a realizzare un proprio credito. Sulla base di tale secondo orientamento, si ammettevano correntemente le richieste di sequestro giudiziario, sequestro preventivo penale, azioni di nuova opera e di danno temuto, l’istruzione preventiva ed il sequestro liberatorio; si trattava di istituti il cui fine non era quello di consentire al creditore la realizzazione unilaterale del proprio credito al di fuori del concorso ma quello, diverso, di preservare il patrimonio della società.

Richiesta di sequestro liberatorio

È proprio su questo assunto che il Tribunale di Milano, nelle ordinanze sopra richiamate, autorizzava la richiesta di sequestro liberatorio formulata dalla Banca che agiva da istituto di credito presso il quale risultava acceso un rapporto di conto corrente, su cui erano giacenti somme che venivano rivendicate da più soggetti contemporaneamente.

Il Giudicante, nell’ordinanza del 3.9.2013, spiega che la ratio dell’art. 168 l.f. è quella di “paralizzare le azioni esecutive e cautelari poste in essere dai creditori del soggetto sottoposto a procedura concorsuale e volte ad incidere sul patrimonio di tale soggetto, che deve essere preservato da azioni esterne ai fini di un equo e più agevole riparto delle risorse tra i vari creditori” mentre, nel caso di specie, la richiesta è ammissibile provenendo da “un potenziale debitore [n.d.r. la banca depositaria], il quale chiede solo di porre un vincolo su somme in relazione a cui è controversa la spettanza”. Ed è proprio la controversia creatasi che ha visto materializzare al cospetto della Banca la sussistenza sia del pericolo di incorrere nella mora debendi, sia di essere obbligata ad effettuare molteplici pagamenti.

Ciò non significa che il sequestro liberatorio possa considerarsi come un surrogato dell’adempimento. La finalità di tale istituto è, diversamente, quella di rendere indisponibile l’oggetto controverso assicurandolo al processo, in vista della decisione giudiziale che definirà la spettanza del pagamento.

Nel tempo necessario per giungere alla decisione, il debitore rimane dunque soggetto all’obbligazione, con tutti i rischi inerenti al possesso ed alla custodia della cosa: è, infatti, solo attraverso il provvedimento del giudice di natura costitutiva, che può ottenersi l’effetto solutorio.

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Tribunale di Milano – ordinanza 3.9.2013

Tribunale Milano – ordinanza 17.7.2013

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