IVASS e ANIA “danno i numeri” sulla RC sanitaria

Due recenti pubblicazioni a cura di IVASS e ANIA forniscono una fotografia molto interessante del rischio da responsabilità civile sanitaria in Italia e della sua assicurazione.

Si tratta dello specifico Focus di “ANIA Trends” e del Bollettino Statistico n. 14/2017 dell’IVASS, pubblicati rispettivamente nel novembre e dicembre dello scorso anno.

Il tema analizzato in tali studi è di grande importanza, non solo per le recenti modifiche legislative che hanno interessato il settore e per la mole di contenzioso generato, ma anche per un dato economico non trascurabile. Nel 2016 la spesa per la sanità in Italia è stata pari a 149.500 milioni di euro, cioè all’8,9% del PIL, ed è stata sostenuta per il 75% dal settore pubblico e per la restante parte dal settore privato.

Si comprende quindi l’importanza delle analisi effettuate da IVASS e ANIA per un Paese che, forte della leadership raggiunta in tale ambito, mira a sviluppare sempre più il c.d. turismo sanitario, attirando pazienti disposti a sostenere viaggi e spese pur di accedere ai sistemi di cura più avanzati.

Prima di commentare i risultati più significativi che emergono da tali studi vale la pena evidenziare che, per la prima volta, i dati utilizzati appaiono davvero attendibili in quanto provengono da tutte le compagnie (italiane ed estere) che sottoscrivono contratti di assicurazione nel settore della r.c. medica. Mentre i precedenti studi risentivano di una minore rappresentatività del campione delle compagnie intervistate, i dati contenuti nelle due pubblicazioni in esame sono riferibili all’intero mercato e riguardano tutti i sinistri denunciati dal 2010 al 2016.

Non solo. I dati presi in considerazione da IVASS e ANIA riguardano sia i rischi assicurati tramite polizze di tipo tradizionale, sia i rischi c.d. autoassicurati (nel secondo caso la fonte statistica è data dal Ministero della Salute, che raccoglie i bilanci delle strutture sanitarie pubbliche). Nella nuova rilevazione sono inoltre inclusi, per la prima volta, dati provenienti da case di riposo, laboratori di analisi, centri diagnostici e università (nei limiti delle coperture stipulate a fronte dell’attività sanitaria svolta) e da professionisti che operano in ambito sanitario in senso più lato (come ad esempio infermieri, personale paramedico, ecc.).

Vediamo nel dettaglio i dati più significativi.

 

Concentrazione del mercato

Quello della r.c. sanitaria è un mercato molto concentrato, nel quale operano pochissime imprese di assicurazione.

Il mercato relativo alle strutture sanitarie pubbliche vede la presenza di una sola compagnia italiana, mentre il 95% dei premi è raccolto da appena 3 assicuratori esteri. Per quanto riguarda le strutture sanitarie private, i premi vengono raccolti tra 4 imprese italiane e 5 imprese estere.

Nel settore delle coperture del personale sanitario, invece, la presenza delle imprese italiane è più accentuata e i premi vengono raccolti da 11 imprese italiane e 3 imprese estere.

Il dato è abbastanza sorprendente se si pensa che nel ramo della r.c. generale – al quale appartiene il settore della r.c. medica – operano ben 90 imprese (fra italiane ed estere).

Il motivo dello scarso interesse per il settore della r.c. medica è dato, come vedremo più avanti, da una loss ratio (rapporto tra premi incassati e sinistri pagati) tutt’altro che favorevole.

 

Raccolta premi

A dispetto dello scarso interesse per le compagnie di assicurazioni, il volume dei premi raccolti nel 2016 nell’ambito della r.c. sanitaria non è certo trascurabile (592,3 milioni di euro) e rappresenta circa il 15% del ramo assicurativo della r.c. generale.

Nel 2016 i premi sono stati così ripartiti: 48% per le polizze stipulate dalle strutture sanitarie pubbliche, 16% per quelle sottoscritte dalle strutture sanitarie private e 36% per quelle sottoscritte dal personale sanitario.

Nonostante una tendenza sempre crescente all’autoassicurazione dei rischi, rispetto al 2015 la raccolta dei premi è rimasta sostanzialmente stabile. Si è anzi registrato un aumento del volume dei premi pagati dalle strutture sanitarie pubbliche e private, e una contrazione dei premi relativi alla copertura del personale sanitario.

Rispetto al 2010 il numero di strutture pubbliche assicurato si è dimezzato, mentre la flessione del numero di strutture private è più contenuta (–23,8%). Nello stesso periodo è invece aumentato il numero dei sanitari assicurati (+76,3%), passati da circa 172.000 a quasi 303.000 soggetti. Ciò si spiega evidentemente con l’introduzione dell’obbligo di assicurazione a carico del personale medico, avvenuta solo di recente.

Interessanti sono anche i dati sui premi medi pagati nel 2016: 393.813 euro per le strutture sanitarie pubbliche, 22.204 per le strutture private, 710 euro per gli operatori sanitari (e più precisamente, 906 euro per il personale medico e 189 euro per il personale sanitario non medico.

 

Andamento tecnico

La buona notizia è che le denunce dei sinistri sono in calo. Nel 2016 le compagnie hanno ricevuto la metà delle denunce ricevute nel 2010 (15.360 contro 29.991) e la flessione ha riguardato soprattutto le strutture pubbliche. I sinistri denunciati dal personale sanitario risultano invece in leggero aumento (8.492 denunce nel 2016, rispetto alle 8.085 del 2010).

Tale dato positivo può essere spiegato con l’applicazione di meccanismi di compartecipazione degli assicurati ai danni (come l’introduzione di scoperti, franchigie e SIR) che, da un lato, ha comportato una maggior attenzione al risk management e, dall’altro, ha di fatto contribuito a escludere dal perimetro assicurativo danni di lieve entità.

Anche il numero dei sinistri senza seguito (dei sinistri cioè che gli assicuratori chiudono senza effettuare alcun pagamento) è andato via via aumentando: si pensi che per i sinistri denunciati nel periodo 2010 – 2013 oltre la metà è stata chiusa senza seguito alla fine del 2016.

Ancor più positivo è il dato riguardante la frequenza sinistri, vale a dire il rapporto tra i rischi assicurati e il numero di sinistri denunciati, che appare certamente più indicativa per valutare l’andamento della sinistrosità del settore rispetto al mero dato numerico delle denunce di sinistro. Ebbene, dal 2010 al 2016 questo indice di sinistrosità si è più che dimezzato per le strutture sanitarie pubbliche, si è ridotto di quasi un quarto per le strutture sanitarie private ed è diminuito del 40% per il personale sanitario.

La cattiva notizia è data dalla velocità di liquidazione dei sinistri, sempre piuttosto lenta, e dal costo medio dei sinistri, sempre in crescita.

Solo il 3,5% delle denunce di sinistro con seguito pervenute nel 2016, relative alle strutture sanitarie pubbliche, è stato definito e pagato nello stesso anno. Se si prendono in considerazioni le denunce fatte nel 2010, i sinistri liquidati sono circa due terzi per le strutture sanitarie pubbliche e private e solo il 44,6% per gli operatori sanitari.

Il dato in esame non deve sorprendere più di tanto perchè è indubbiamente connaturato alle specificità della responsabilità medica e alle difficoltà di valutazione delle responsabilità e dei danni. Il lungo tempo di gestione di tali sinistri finisce però inevitabilmente per incidere sui costi di gestione e sull’appostazione delle riserve.

Per quanto riguarda il costo medio dei sinistri (inteso come somma del costo pagato e riservato), questo è andato progressivamente aumentando negli anni.

Ad esempio, nel 2010 le strutture pubbliche hanno registrato un costo medio per sinistro di 36.746 euro; dopo soli quattro anni tale costo è aumentata di quasi il 60% (58.113 euro), per arrivare oggi a 61.582 euro.

Analoga tendenza si rinviene con riferimento all’indicatore del costo medio dei sinistri a parità di anno di protocollazione: per le strutture pubbliche, ad esempio, il costo medio per sinistro all’apertura risultava pari a 36.746 euro nel 2010, ma il valore dello stesso sinistro aperto nel 2016 è pari a 87.067 euro.

Proprio gli elevati costi medi dei risarcimenti (raddoppiati nel giro di pochi anni), determinano risultati particolarmente negativi per i pochi assicuratori che operano nel settore della r.c. medica. Tali risultati sono evidenziati dal rapporto sinistri a premi (c.d. loss ratio), che costituisce un indicatore omogeneo per valutare i risultati tecnici del rischio.

Aggregando i dati aggiornati al 31 dicembre 2016 relativi a strutture sanitarie, pubbliche e private, e operatori sanitari, si ottiene un valore sempre compreso tra il 100% e il 120% (solo nel 2016 il rapporto scende al 90,2%, ma il dato è troppo recente per poter essere considerato significativo poichè è esposto alla successiva evoluzione nel tempo dei sinistri presi in gestione).

Una loss ratio superiore al 100% significa che il costo complessivo dei sinistri è superiore al valore dei premi incassati e che quindi, mediamente, il rischio del comparto della r.c. sanitaria comporta per gli assicuratori una perdita tecnica.

 

Considerazioni conclusive

IVASS e ANIA hanno descritto un settore in evoluzione, che stenta però a trovare un equilibrio accettabile per gli operatori sanitari e i loro assicuratori.

Le ragioni dell’abbandono del mercato in esame da parte di molte compagnie appare chiaro alla luce dei dati sopra riportati. L’elevato costo medio dei sinistri, il loro effetto c.d. long tail e la loss ratio superiore al 100% determinano un risultato indubbiamente negativo per il settore della r.c. medica che può essere evitato dagli assicuratori solo attraverso un’accurata selezione degli assicurati meno sinistrosi o l’utilizzo di correttivi contrattuali (aumento dei premi e/o introduzioni di SIR, scoperti e franchigie particolarmente elevate).

Come abbiamo visto, le denunce dei sinistri sono andate calando negli ultimi anni e questo dato, unitamente agli auspicati benefici derivanti dalla riforma Gelli – Bianco (entrata in vigore giusto un anno fa), può far sperare in un graduale miglioramento degli indicatori economici del settore.

Determinanti per le decisioni strategiche degli assicuratori saranno i decreti attuativi previsti dalla Legge Gelli – Bianco che devono affrontare alcune delicate questioni assicurative ancora irrisolte, come ad esempio la retroattività e l’ultrattività delle polizze, i requisiti minimi per le assicurazioni e le autoassicurazioni, l’istituzione del Fondo di Garanzia per i pazienti danneggiati.

Doveva essere emanato un unico decreto attuativo a gennaio, ma oramai siamo a marzo e la formazione di un nuovo governo non appare così immediata. Attendiamo dunque di vedere cosa succederà nei prossimi mesi.

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