Il Trust “interno” è nullo. Seriamente?

Con una recentissima sentenza del 28 febbraio 2015, il Tribunale di Udine ha dichiarato nulli due trust “interni”, ovvero che non avevano alcun elemento di estraneità rispetto all’ordinamento italiano se non quello della legge applicabile scelta dai contraenti (la legge di Jersey).

I trust sono stati dichiarati nulli non tanto perché “sham”, o costituiti in violazione di una qualche norma fondamentale del nostro ordinamento, ma piuttosto per l'”impossibilità giuridica del [loro, n.d.r.] oggetto, in quanto volti a creare una forma di segregazione patrimoniale non prevista e non consentita nel nostro ordinamento“.

La decisione del Tribunale di Udine vorrebbe così cancellare, in maniera tutt’altro che convincente, un ventennio di evoluzione giurisprudenziale e dottrinale in punto di trust.

Infatti, è ormai pacifico che la causa “astratta” dell’istituto del Trust, ovvero la “segregazione patrimoniale” dei beni del disponente, sia del tutto legittima e meritevole di tutela nel nostro ordinamento. Certamente, quale strumento negoziale “astratto”, il Trust può essere piegato al raggiungimento dei più vari scopi pratici e, così, la causa “concreta” dell’operazione perseguita dal disponente potrebbe anche essere illecita, inficiando la validità stessa del singolo Trust. Giammai, però, sembra lecito concludere, come invece ha ritenuto di poter fare il Tribunale di Udine, per una generica invalidità dell’istituto nel suo complesso.

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