Il prossimo reato di autoriciclaggio: fra storiche promesse e prime perplessità all’orizzonte

A pochi mesi dallo storico ‟avvento” del D. Lgs. 231/2007, che ha recepito in Italia la direttiva 2005/60/CE, dotando, così, la nostra legislazione di strumenti di antimoney laundering conformi a quelli in essere presso gli altri ordinamenti comunitari, Mario Draghi, all’epoca Governatore della Banca d’Italia, così si esprimeva, nella sua testimonianza resa alle commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia del Senato: ‟La punizione dell’autoriciclaggio consetirebbe di allineare la fattispecie penale alla più ampia nozione di riciclaggio introdotta dal D. Lgs. 231/2007 ai soli fini dell’applicazione delle disposizioni contenute dal decreto. Andrebbero comunque ricercate misure che favoriscano la perseguibilità del reato di riciclaggio, senza aggravare ingiustificatamente i responsabili di reati di ridotta pericolosità sociale”.

Del medesimo tenore sono state le raccomandazioni, sistematicamente rivolte al Legislatore Italiano, nel corso di quasi un ventennio, da parte del Fondo Monetario Internazionale, del F.A.F.T. e dalla stessa Banca d’Italia.

Nonostante le plurime (ed autorevoli) sollecitazioni, il nostro ordinamento penale non si è ancora dotato di soluzioni normative che consentano l’incriminazione delle condotte di autoriciclaggio, che, paradossalmente, assumono invece rilievo sul versante amministrativo, nell’ambito delle previsioni introdotte sempre con il richiamato D. Lgs. 231/2007, in materia di contrasto al selflaundering.

Attualmente, infatti, le incriminazioni di riciclaggio (art. 648 bis c.p.) e reimpiego (art. 648 ter c.p.) non possono essere estese a chi abbia commesso il delitto da cui scaturiscono i proventi illeciti (c.d. presupposto).

Il c.d. autoriciclaggio, invece, punirebbe proprio la condotta di chi, commettendo o concorrendo nella commissione del reato presupposto, in una seconda fase proceda anche al riciclaggio dei proventi illeciti.

Ebbene, con un emendamento al disegno di legge n. 2247/C (il disegno di legge che contiene le norme sulla voluntary disclosure per l’incentivo del rientro dei capitali detenuti all’estero), allo stato al vaglio del Senato, il Ministero della Giustizia avrebbe, finalmente, manifestato intenzione di introdurre nel nostro ordinamento due distinte fattispecie di autoriciclaggio.

Il provvedimento comporterebbe l’aggiunta dell’art. 648-ter1 al Codice Penale, articolato in due commi:

  • al primo comma, la pena della reclusione da 2 a 8 anni e della multa da 5.000 a 25.000 euro, per chi, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, punito con reclusione pari o superiore a 5 anni, sostituisce, trasferisce o impiega in attività economiche o finanziarie, denaro, beni o altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa;
  • al secondo comma, la reclusione da 1 a 4 anni, per chi pone in essere la medesima condotta prevista dal comma 1, qualora la stessa sia posta in essere in relazione a delitti non colposi puniti con la reclusione inferiore nel massimo a 5 anni.

A corredo di tali nuove incriminazioni, l’emendamento stabilirebbe:

  • che le condotte di mero godimento dei proventi illeciti non rientrerebbero nell’ambito di applicazione della normativa. Con questa causa di non punibilità sembra si sia inteso evitare il rischio di duplicazione della punizione a fronte di fatti che non presentano autonomo disvalore;
  • il ricorrere di una circostanza aggravante per aver commesso il fatto nell’esercizio di una attività bancaria, finanziaria o di altra attività professionale;
  • una specifica attenuante premiale (sconto di pena sino alla metà) qualora il reo si sia efficacemente adoperato per evitare che le condotte di sostituzione, di trasferimento o di impiego dei beni o delle altre utilità siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l’individuazione dei beni e delle utilità oggetto, profitto, prezzo o prodotto del delitto;
  • che la punibilità non è esclusa nel caso in cui l’autore del delitto presupposto non sia imputabile, punibile, ovvero quando manchi una condizione di procedibilità;
  • la possibilità di confisca rispetto ai beni costituenti prodotto o profitto del delitto di autoriciclaggio.

In attesa dell’intervento del Senato, vi è da dire che i tempi sembrano ormai maturi per l’introduzione di un provvedimento che completerebbe il quadro delle misure volte a contrastare la criminalità organizzata e i patrimoni illeciti, consentendo al nostro ordinamento di adeguarsi, sempre di più, alla realtà europea e internazionale.

Qualora il testo di legge rimanesse immutato ed entrasse in vigore, così com’è, non pochi sarebbero i problemi interpretativi ed applicativi che ne deriverebbero.

Vien da chiedersi, tacendo d’altro, come le nuove incriminazioni riusciranno a convivere, ad esempio, con il complesso dei reati tributari – che, per loro natura, normalmente producono un vantaggio economico – senza dover assistere ad un draconiano aggravamento sanzionatorio per chi, incorrendo in uno di tali delitti, si troverà, di fatto, a rispondere automaticamente anche di autoriciclaggio, considerato che i proventi derivanti dall’evasione fiscale generalmente vengono trasferiti o impiegati in attività economico/finanziarie.

Si tratterà, allora – e non sarà operazione di ‟serena” attuazione giurisprudenziale – di comprendere quale trasferimento o impiego dei proventi frutto dell’evasione fiscale ostacoli effettivamente l’identificazione della loro provenienza illecita; solo con ciò, del resto, si risponderebbe alla ratio incriminatrice della nuova norma.

Vi sarà poi da valutare l’effettiva portata della causa di non punibilità, ovvero la destinazione all’utilizzo personale delle somme in questione. Cosa dovrà intendersi, infatti, per destinazione ad uso personale?

Tornando all’esempio dei reati tributari, di norma, chi sottrae somme all’erario ben difficilmente si prende la briga di depositarle sui propri conti. E allora, come si potrà giustificare un’eventuale destinazione ad uso personale di somme evase che non sarebbero più nella disponibilità (se non altro formale) del reo?

Non ci rimane che attendere e valutare cosa sarà di questa tanto invocata figura incriminatrice.

Noi proveremo a tenervi aggiornati.