Il medesimo fatto vale doppio? No, grazie

Continua a destare particolare interesse il tema della compatibilità con il principio del ne bis in idem del sistema del doppio binario sanzionatorio – amministrativo e penale – in presenza di un’ unica condotta. Si susseguono infatti diverse pronunce, sia ad opera della Corte Europea dei Diritti dell´Uomo (´CEDU´), che della Corte di Cassazione, aventi ad oggetto la valutazione della legittima coesistenza di due procedimenti paralleli, ancorché di natura diversa, nei confronti del medesimo soggetto. Interessante, infine, segnalare la pronuncia del Tribunale di Asti dello scorso 7 maggio 2015 che si è espressa sul medesimo punto.

I giudici di Strasburgo confermano il proprio orientamento ormai consolidato nel riconoscere, in situazioni di questo genere, la violazione del principio del ne bis in idem. In particolare:

  • con la nota sentenza “Grande Stevens e altri contro Italia”, avente ad oggetto la fattispecie di manipolazione di mercato, la Corte ha statuito che una sanzione, seppur qualificata come tributaria, laddove abbia i caratteri di severità e gravosità, può avere natura penale e quindi, ove fosse instaurato un procedimento penale nei confronti dello stesso autore per i medesimi fatti, violare il principio del ne bis in idem;
  •  con la più recente sentenza dello scorso 10 febbraio 2015, “Kiiveri c. Finlandia”, la CEDU ha approfondito il tema della nozione del ´medesimo fatto´, con riguardo alla possibile sovrapposizione del procedimento amministrativo e penale nel contesto di violazioni di natura tributaria. I giudici hanno evidenziato che, per accertare se due pronunce abbiano ad oggetto la stessa presunta violazione (´medesimo fatto´), è necessario verificare non tanto la condotta così come descritta dalle norme, amministrativa e penale, bensì l´identità materiale e concreta dei fatti.  

Sul versante nazionale, invece, la questione è ancora dibattuta tanto da indurre i giudici fornire diverse ed opposte soluzioni:

  • con l’Ordinanza Ordinanza n. 1782 della V Sezione penale del 15 gennaio, la Suprema Corte ha sollevato la questione di legittimità costituzionale in un giudizio avente ad oggetto la condotta di abuso di informazioni privilegiate (c.d. insider trading),avente rilevanza penale ex art. 184 del Testo Unico della Finanza (´TUF´) e rilevanza amministrativa ex art. 187 bis della medesima normativa. In particolare, i giudici della Cassazione hanno ritenuto rilevanti e non manifestamente infondate due questioni di costituzionalità:
    • per violazione dell´art. 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all´art. 4 del protocollo n. 7 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell´uomo e delle libertà fondamentali, dell´art. 187 bis, comma 1, del d.lgs. 58/1998,
    • Per violazione dell´art. 117, primo comma, della Costituzione, anche qui in relazione all´art. 4 del Protocollo 7, dell´art. 649 c.p.p. nella parte in cui non prevede l´applicabilità della disciplina del divieto di un secondo giudizio al caso in cui l´imputato sia stato giudicato, con provvedimento irrevocabile, per il medesimo fatto nell´ambito di un procedimento amministrativo, per l´applicazione di una sanzione alla quale debba riconoscersi natura penale.
  • Anche il Tribunale di Bologna, con la più recente Ordinanza del 21 Aprile 2015 ha rimesso la questione alla Consulta, per le medesime violazioni, ma in relazione all’art. 10- ter d.lgs. 74/2000 (omesso versamento di IVA).Nelle more del giudizio di costituzionalità, in particolare, è intervenuto il Giudice di Asti – che in qualche modo anticipando la Corte Costituzionale – ha sostenuto la diretta applicabilità dell´art. 649 c.p.p. (divieto di un secondo giudizio), nonostante la disposizione non preveda espressamente un provvedimento amministrativo quale presupposto. Le argomentazioni poste dal giudice a sostegno della diretta applicabilità si basano proprio sui principi elaborati dalla Corte di Strasburgo.

Come è evidente, si tratta di un tema molto rilevante con riferimento sia alle indagini che ai procedimenti in corso aventi ad oggetto a fatti che possono contemporaneamente essere qualificati come reati e illeciti amministrativi e che, auspicabilmente, sarà destinato a trovare una soluzione definitiva o per via normativa o per intervento della Corte Costituzionale già investita della questione.

Se i giudici, sia di merito che di legittimità, non hanno esitato a rimettere la questione al giudice delle leggi, auspicando “soluzioni idonee a rimuovere la violazione strutturale conseguente alla riconosciuta natura penale delle sanzioni amministrative in tema di abusi di mercato”, non sono mancate però pronunce di natura opposta.

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