GLI INTERVENTI DI RIFORMA IN MATERIA FALLIMENTARE

Con il Decreto Legge n. 83 del 27 giugno 2015, convertito in Legge n. 132 del 6 agosto 2015 (pubblicata sul supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale del 20 agosto ed entrata in vigore il giorno successivo), il Legislatore ha adottato misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria.

La prima parte del provvedimento ha riguardato la materia delle procedure concorsuali. Non solo, quindi, l’ambito fallimentare in senso stretto ma anche alcuni strumenti per il rilancio delle imprese, quali il concordato preventivo e l’accordo di ristrutturazione dei debiti, allo scopo di renderli più efficaci per la risoluzione della crisi e di scoraggiarne un uso strumentale e spesso penalizzante per i creditori.

La riforma, nel complesso considerata, appare votata all’obiettivo di soddisfare maggiormente e più rapidamente i creditori dell’impresa in crisi.

Il concordato preventivo

Tra le novità più significative in materia di concordato preventivo spicca la previsione dell’obbligo imposto all’imprenditore in crisi di assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari in caso di piano di concordato preventivo di tipo liquidatorio.

Altra modifica ha poi riguardato il quarto comma dell’art. 178 della Legge Fallimentare, con l’eliminazione del meccanismo del c.d. “silenzio assenso” per il calcolo delle maggioranze utili per l’approvazione del piano, allo scopo di assicurare una maggiore partecipazione e consapevolezza dei creditori al procedimento di approvazione del concordato preventivo.

La novità probabilmente principale in materia di concordato preventivo è data dall’introduzione di un istituto del tutto nuovo nel settore delle procedure concorsuali: le proposte concorrenti. Tale figura, disciplinata dall’art. 163 della Legge Fallimentare, consente a uno o più creditori che rappresentino almeno il dieci per cento dei crediti risultanti dalla situazione patrimoniale depositata ai sensi dell’articolo 161, secondo comma, lettera a), di presentare una proposta concorrente di concordato preventivo e il relativo piano non oltre trenta giorni prima dell’adunanza dei creditori.

La proposta di concordato concorrente non è ammissibile se nella relazione di cui all’articolo 161, terzo comma, il professionista attesta che la proposta di concordato del debitore assicura il pagamento di almeno il quaranta per cento dell’ammontare dei crediti chirografari o, nel caso di concordato con continuità aziendale, di almeno il trenta per cento dell’ammontare dei crediti chirografari. La proposta può prevedere l’intervento di terzi nonché un aumento di capitale della società con esclusione o limitazione del diritto d’opzione ove si tratti di società per azioni o a responsabilità limitata.

Sarà, in definitiva, il voto della massa dei creditori a stabilire quale proposta verrà attuata tra quelle concorrenti.

Diverso istituto è quello delle offerte concorrenti, regolato dall’art. 163 bis della Legge Fallimentare. Ai sensi del primo comma della citata norma, quando il piano di concordato comprende un’offerta da parte di un soggetto già individuato relativa al trasferimento in suo favore, anche prima dell’omologazione, dell’azienda o di uno o più rami d’azienda o di specifici beni, il tribunale dispone la ricerca di interessati all’acquisto attraverso un procedimento competitivo. Il decreto che dispone l’apertura del procedimento competitivo stabilisce le modalità di presentazione di offerte irrevocabili, i requisiti di partecipazione degli offerenti, le forme e i tempi di accesso alle informazioni rilevanti, gli eventuali limiti al loro utilizzo e le modalità con cui il commissario deve fornirle a coloro che ne fanno richiesta, la data dell’udienza per l’esame delle offerte, le modalità di svolgimento della procedura competitiva, le garanzie che devono essere prestate dagli offerenti e le forme di pubblicità del decreto.

Essenziali novità riguardano la finanza interinale e sono contenute nell’art. 182-quinquies della Legge Fallimentare.

La norma introduce la figura dei finanziamenti urgenti prededucibili ai sensi dell’articolo 111 della Legge Fallimentare, funzionali a urgenti necessità relative all’esercizio dell’attività aziendale, la cui disciplina appare ispirata a quella statunitense dei cc. dd. first day oders.

L’autorizzazione a contrarre in via d’urgenza tali finanziamenti può essere richiesta dal debitore che presenta una domanda prenotativa di concordato preventivo o una domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti o una proposta di accordo ai sensi dell’articolo 182-bis, sesto comma. Il ricorso deve specificare la destinazione dei finanziamenti, che il debitore non è in grado di reperire altrimenti tali finanziamenti e che, in assenza di tali finanziamenti, deriverebbe un pregiudizio imminente ed irreparabile all’azienda.

Il tribunale, assunte sommarie informazioni sul piano e sulla proposta in corso di elaborazione, decide con decreto motivato, entro dieci giorni dal deposito dell’istanza.

La richiesta può avere ad oggetto anche il mantenimento di linee di credito autoliquidanti in essere al momento del deposito della domanda.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti

Il D.L. n. 83/2015 ha introdotto, all’art. 182-septies, un istituto giuridico: l’accordo di ristrutturazione dei debiti con intermediari finanziari, previsto per gli imprenditori in crisi che abbiano contratto la maggior parte di indebitamento (almeno il cinquanta per cento) verso banche e intermediari finanziari.

L’accordo di ristrutturazione dei debiti può individuare, per tali creditori finanziari, una o più categorie che abbiano fra loro posizione giuridica e interessi economici omogenei. In tal caso, il debitore può chiedere che gli effetti dell’accordo vengano estesi anche ai creditori finanziari non aderenti che appartengano alla medesima categoria, a condizione che tutti i creditori della categoria siano stati informati dell’avvio delle trattative e messi in condizione di parteciparvi in buona fede e che i crediti delle banche e degli intermediari finanziari aderenti rappresentino il settantacinque per cento dei crediti della categoria.

Restano fermi i diritti dei creditori diversi da banche e intermediari finanziari.

Sempre l’art. 182-septies della Legge Fallimentare introduce la figura degli “accordi di moratoria“.

Quando fra l’imprenditore e uno o più creditori finanziari viene concordata una moratoria temporanea dei crediti nei confronti di uno o più di essi e sia raggiunta la maggioranza del settantacinque per cento, la convenzione di moratoria, in deroga agli articoli 1372 e 1411 del codice civile, produce effetti anche nei confronti delle banche e degli intermediari finanziari non aderenti se questi siano stati informati dell’avvio delle trattative e siano stati messi in condizione di parteciparvi in buona fede, e un professionista in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d), attesti l’omogeneità della posizione giuridica e degli interessi economici fra i creditori interessati dalla moratoria.

Il fallimento

Diventano più stringenti i requisiti per la nomina a curatore, dettati dall’art. 28 della Legge Fallimentare. Non possono essere nominati curatore il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado del fallito, i creditori e chi ha concorso al dissesto dell’impresa, nonché chiunque si trovi in conflitto di interessi con il fallimento.  Nemmeno potrà essere nominato curatore fallimentare chi abbia già svolto per la stessa impresa il ruolo di commissario giudiziale nel contesto della procedura di concordato.

E’ istituito presso il Ministero della giustizia un Registro nazionale, tenuto con modalità informatiche e accessibile al pubblico, nel quale confluiscono i provvedimenti di nomina dei curatori, dei commissari giudiziali e dei liquidatori giudiziali.

Al fine di ridurre i tempi di durata delle procedure concorsuali, l’art. 104-ter prevede ora che il termine di conclusione della liquidazione fallimentare non possa eccedere i due anni dal deposito della sentenza di fallimento, salvo che il curatore non motivi le ragioni che giustificano un eventuale maggior termine.

Infine, le controversie ove è coinvolto un imprenditore soggetto a fallimento o a concordato preventivo godono di una corsia preferenziale, dovendo essere trattate con priorità rispetto alle altre.

Resta ancora all’opera la Commissione costituita presso l’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia per elaborare una più ampia riforma e ricognizione dell’intera materia delle procedure concorsuali. La Commissione, istituita dal Ministro della Giustizia con Decreto del 28 gennaio 2015 e composta da magistrati, docenti universitari e professionisti, presieduta dal Dott. Renato Rordorf, presidente della I Sezione Civile della Corte di Cassazione, vedrà scadere il proprio mandato a fine anno.

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