Emergenza Covid-19: i riflessi sui procedimenti penali

Di Federico Lucariello e Ilaria Lopez

Nelle ultime settimane il legislatore si è trovato di fronte ad una situazione di emergenza epidemiologica senza precedenti (recenti), che ha imposto l’adozione di numerose misure di contingentamento volte a ridurre il rischio di contagio e diffusione del Coronavirus e che, inevitabilmente, hanno inciso fortemente anche sull’organizzazione giudiziaria.

Obiettivo principale della normativa emergenziale che si è – freneticamente – susseguita è stato, come noto, quello di garantire l’efficace distanziamento sociale ed evitare ogni possibile forma di assembramento. In questo contesto, come naturalmente poteva attendersi, il legislatore non si è limitato a disciplinare esclusivamente l’accesso agli uffici e alle cancellerie, ma ha disposto misure ben più incisive sull’amministrazione della giustizia.

 

Il rinvio delle udienze e la sospensione dei termini

In tale contesto normativo, l’art. 83 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18 (c.d. “Cura Italia”) aveva disposto il rinvio di ufficio delle udienze in corso di trattazione dal 9 marzo 2020 sino al 15 aprile 2020 e la sospensione del decorso dei termini per il compimento di qualunque atto nel summenzionato periodo, fatte salve le eccezioni che saranno descritte nel prosieguo.

Da ultimo, in considerazione del perdurare dell’emergenza, il legislatore, con la previsione di cui all’art. 36 del D.L. 8 aprile 2020, n. 23, ha prorogato l’applicazione di tali misure (rinvio delle udienze e sospensione dei termini) sino all’11 maggio 2020.

Per tutto tale arco temporale, rimane sospeso il decorso di tutti i termini procedurali, inclusi, come specificato dalla norma, quelli stabiliti per la fase delle indagini preliminari, per l’adozione dei provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro motivazione, per la proposizione degli atti introduttivi del giudizio e dei procedimenti esecutivi, nonché, infine, per le impugnazioni.

In aggiunta, l’art. 83, comma 2 del Decreto Cura Italia contempla ulteriori strumenti volti a contenere il possibile afflusso agli uffici, prevedendo che:

  1. laddove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, lo stesso comincerà a decorrere solo alla fine di detto periodo;
  2. quando il computo a ritroso ricade, in tutto o in parte, nel periodo di sospensione, l’udienza o l’attività da cui decorre il termine sono differite in modo da consentirne il rispetto. Si pensi, a titolo esemplificativo, al caso di una lista testimoniale, che, ai sensi dell’art. 468 c.p.p., deve essere depositata nei sette giorni liberi precedenti alla prima udienza dibattimentale: in tale ipotesi, se anche uno solo dei setti giorni ricade nel periodo di sospensione, l’udienza di riferimento sarà differita in modo tale da consentire alla parte di fruire per intero dei termini;
  3. inoltre, per i procedimenti fissati in data successiva al periodo di sospensione e sino al 30 giugno 2020, il Decreto riconosce ai capi degli uffici giudiziari la possibilità di adottare misure organizzative, anche relative alla trattazione degli affari giudiziari, necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie. Tra le possibilità contemplate, vi è anche quella di differire discrezionalmente le udienze a data successiva al 30 giugno 2020 (art. 83, comma 7, lett. g)).

Come accennato, il regime da ultimo descritto prevede poi delle specifiche eccezioni.

L’art. 83, comma 3, del Decreto Cura Italia contempla, innanzitutto, delle ipotesi nelle quali la sospensione del decorso dei termini processuali, in ogni caso, non opera. Si tratta, nello specifico:

  • dei procedimenti di convalida dell’arresto e del fermo;
  • dei procedimenti in cui i termini di durata massima della custodia cautelare scadono nel periodo della sospensione (art. 304 c.p.p.);
  • dei procedimenti in cui sono applicate misure di sicurezza detentive o la cui richiesta risulti pendente;
  • dei procedimenti che presentano carattere di urgenza per la necessità di assumere prove indifferibili nelle forme dell’incidente probatorio (art. 392 c.p.p.). In questo ultimo caso la dichiarazione di urgenza è fatta dal Giudice (o dal Presidente in caso di udienza collegiale) con provvedimento motivato e non impugnabile.

Ai casi di procedimenti indifferibili ex lege, se ne aggiungono altri per cui la sospensione non opera ove vi sia espressa richiesta delle parti. In particolare, risultano legittimati in tal senso “i soggetti detenuti, gli imputati, i proposti o i loro difensori” nel caso di:

  1. procedimenti a carico di persone detenute (salvo il caso di sospensione cautelativa delle misure alternative);
  2. procedimenti in cui sono applicate misure cautelari (da intendersi, come chiarito nella Relazione dell’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione del 23 marzo 2020, sia personali che reali) o misure di sicurezza;
  • procedimenti per l’applicazione di misure di prevenzione, ovvero quelli in cui le stesse siano state disposte.

In tutti i provvedimenti, tuttavia, il legislatore non ha dato indicazioni su alcuni aspetti di rilievo per il corretto esercizio del diritto di difesa, vale a dire: la necessità che i soggetti legittimati a chiedere la trattazione debbano ricevere un avviso in tal senso, il termine entro cui tale richiesta debba pervenire all’ufficio ed, infine, le ipotesi di processi con più imputati.

Sul punto, e in assenza di precedenti di alcun genere, l’Ufficio del Massimario della Suprema Corte, nella summenzionata relazione, ha rilevato che, nulla avendo previsto il Decreto, è da escludere che i soggetti legittimati alla richiesta debbano ricevere una preventiva informativa in merito.

Quanto, invece, al termine entro cui far pervenire la richiesta di trattazione, il Primo Presidente di Cassazione aveva stabilito, con un proprio decreto del 16 marzo (Decreto n. 36/2020), che la predetta richiesta relativa alle udienze già fissate innanzi alla Corte, dovesse pervenire, anche a mezzo PEC, entro e non oltre tre giorni dalla data di pubblicazione del decreto stesso sul sito istituzionale della Cassazione.

Quanto, poi, all’ultimo profilo, occorre considerare, innanzitutto, che non v’è dubbio che l’imputato richiedente, nei casi descritti, abbia diritto alla trattazione anche in caso di procedimento cumulativo. Qualora non tutti gli imputati siano sulla stessa lunghezza d’onda, ad ogni modo, la ratio sottesa ai provvedimenti in esame lascia intendere che si possa procedere con un provvedimento di separazione. Questa soluzione, infatti, sembrerebbe essere l’unica in grado di contemperare le esigenze degli imputati detenuti alla trattazione dei procedimenti con le esigenze di distanziamento sociale che animano la normativa emergenziale.

 

La sospensione del decorso della prescrizione e dei termini delle misure cautelari

Il Decreto Cura Italia, così come modificato dal D.L. 8 aprile 2020, n. 23, prende posizione anche in materia di prescrizione e termini di durata delle misure cautelari.

Infatti, nei procedimenti penali in cui opera la summenzionata sospensione dei termini, l’art. 83, comma 4, prevede, che rimangano altresì sospesi, per lo stesso periodo, sia il corso della prescrizione, sia i termini di durata massima della custodia cautelare e delle misure diverse da quest’ultima (artt. 303 e 308 c.p.p.). Va però sottolineato che, a norma dell’art. 36, comma 2, del D.L. 8 aprile 2020, n. 23, nessuna sospensione dei termini si applica ai procedimenti penali nei quali i termini di durata massima della custodia cautelare di cui all’art. 304 c.p.p. scadano entro i 6 mesi successivi all’11 maggio 2020.

Da ultimo, a norma dell’art. 83, comma 9 del Decreto, il corso della prescrizione resta sospeso per il tempo in cui il procedimento è rinviato e, in ogni caso, non oltre il 30 giugno 2020.

Allo stesso modo, restano sospesi sino alla data di rinvio – e non oltre il 30 giugno 2020 – anche i termini:

  • per la decisione sulla richiesta di riesame avanzata dall’indagato sottoposto a misura cautelare (art. 309, comma 9, c.p.p.);
  • per la decisione della Corte di Cassazione avverso il provvedimento del tribunale del riesame (art. 311, comma 5, c.p.p.);
  • per la decisione del tribunale del riesame a seguito di annullamento con rinvio della precedente ordinanza cautelare (art. 311, comma 5-bis, c.p.p.);
  • per la decisione sulla richiesta di riesame reale (art. 324, comma 7, c.p.p.);

per la decisione dei provvedimenti di prevenzione (di cui agli artt. 24, comma 2, e 27, comma 6, del D.lgs. 159/2011).

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