Diffamazione a mezzo stampa: le novità del disegno di legge approvato dal Senato

Il Senato ha emendato e poi approvato il 29 ottobre scorso il testo del disegno di legge in materia di diffamazione (‟Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale, al codice di procedura penale e al codice di procedura civile in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante nonché di segreto professionale. Ulteriori disposizioni a tutela del soggetto diffamato”) già passato al vaglio della Camera un anno fa.

Il disegno di legge torna all’esame della Camera, confermando la scelta del Legislatore di abolire le pene detentive previste per i reati di diffamazione (anche a mezzo stampa) e ingiuria in favore di un inasprimento delle pene pecuniarie.

Scelta, questa, che si inserisce nel solco tracciato dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte Eur. Dir. Uomo, Sez. II, 24.09.13, Belpietro c. Italia, ric. n. 42612/10), sostenuta dalla Corte di Cassazione (Cass. Pen., Sez. V, 11.12.2013 (dep. 13.3.2014), n. 12203, Pres. Marasca) che ‟esige la ricorrenza di circostanze eccezionali” per la comminazione della pena detentiva in materia di diffamazione a mezzo stampa.

Tra le varie disposizioni del disegno di legge che incidono sull’attuale disciplina della diffamazione commessa con il mezzo della stampa, di particolare interesse sono le nuove norme che prevedono, da un lato, l’applicabilità delle disposizioni della l. n. 47/1948 anche alle testate giornalistiche on line registrate e radiotelevisive e, dall’altro, la rimodulazione delle pene principali ed accessorie nonché una serie di interventi in materia di responsabilità dei direttori responsabili di testate giornalistiche.

Segnatamente, il disegno di legge, nel riformulare l’art. 13 della l. 47/1948, prevede sul piano del trattamento sanzionatorio della diffamazione commessa con il mezzo della stampa, di testate giornalistiche online registrate o della radiotelevisione:

–        la multa fino a 10.000 euro in luogo della pena della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro, oggi previste dall’art. 595, comma 3 c.p.;

–        la multa da 10.000 euro a 50.000 euro, in luogo della reclusione da uno a sei anni e della multa non inferiore ad euro 258 (previste dall’art. 13 della l. 47/1948), ove l’offesa consista nell’attribuzione di un fatto determinato e falso, la cui diffusione sia avvenuta con la consapevolezza della sua falsità;

–       l’applicazione delle predette sanzioni pecuniarie anche al direttore o al vicedirettore responsabile che abbia rifiutato di pubblicare le dichiarazioni o le rettifiche dell’autore della pubblicazione;

–        la pena accessoria della pubblicazione della sentenza (con affissione della decisione presso il Comune di competenza e pubblicazione su uno o più giornali e sul sito Internet del Ministero della giustizia);

–        la pena accessoria dell’interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da un mese a sei mesi, nel caso di recidiva reiterata;

–        la trasmissione degli atti, da parte del giudice, al competente ordine professionale per le determinazioni relative alle sanzioni disciplinari;

–        una causa sopravvenuta di non punibilità per l’autore dell’offesa e per il direttore responsabile della testata giornalistica (anche on line registrata) nonché per l’editore e lo stampatore (nei casi di reati commessi per mezzo di stampa non periodica), che spontaneamente o a seguito della richiesta della persona offesa, con le modalità previste dall’art. 8 della l. 47/1948, pubblichi o diffonda la rettifica. Il giudice, nel dichiarare la non punibilità, deve valutare la rispondenza della rettifica ai requisiti di legge;

–        una ulteriore causa di esclusione della punibilità, aggiunta dal Senato rispetto alla versione approvata dalla Camera, per l’autore dell’offesa che abbia chiesto, a norma dell’ottavo comma dell’art. 8 della l. 47/1948, la pubblicazione della smentita o della rettifica richiesta dalla parte offesa.

Sempre di rilievo per il settore dell’informazione sono le modifiche apportate dal disegno di legge all’art. 57 c.p. che arricchiscono la norma di un complesso di disposizioni volte a disciplinare più compiutamente la posizione del direttore o del vicedirettore responsabile.

La nuova formulazione dell’art. 57 c.p. voluta dal Senato, infatti, prevede l’estensione della loro responsabilità anche ai casi di scritti o diffusioni non firmati.

Mitigato, invece, il trattamento sanzionatorio con la previsione della diminuzione di un terzo della pena (oggi la diminuzione è possibile in misura non eccedente un terzo) e della non applicabilità della pena accessoria dell’interdizione dalla professione di giornalista.

Novità assoluta e di sicuro interesse per i professionisti dell’informazione è, infine, la possibilità per il direttore o il vicedirettore responsabile di delegare – con conseguente esonero di responsabilità – mediante atto scritto avente data certa e accettato dal delegato, le funzioni di controllo a uno o più giornalisti professionisti idonei a svolgere le funzioni di vigilanza; ciò in relazione alle dimensioni organizzative e alla diffusione del quotidiano, del periodico o della testata giornalistica, radiofonica o televisiva o della testata giornalistica on line registrata, limitatamente ai contenuti prodotti, pubblicati, trasmessi o messi in rete dalle stesse redazioni.

Non poche, quindi, le modifiche che si intendono introdurre per aggiornare l’attuale disciplina della diffamazione a mezzo stampa. Non resta che continuare a monitorare i lavori della Camera.