Comunicazioni della Cancelleria via p.e.c. e decorrenza del termine breve ex. 325 c.p.c.: il punto della Corte di Cassazione.

La comunicazione effettuata da parte della cancelleria del testo integrale di un provvedimento depositato non ha  di regola rilevanza ai fini della decorrenza dei termini c.d. “brevi” per le impugnazioni di cui al 325 c.p.c. Medesimo principio si applica ai procedimenti disciplinati, ratione temporis, dall’art. 45 disp. att. c.p.c. Sono fatte salve le norme processuali speciali e derogatorie che riconoscano espressamente alla mera comunicazione efficacia rispetto alla decorrenza del termine.

Questo è il principio di diritto esposto dalla Cassazione civile, sezione lavoro, a conclusione della motivazione alla sentenza n. 22486 del 2016.

Nello specifico, la Suprema Corte era stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della decisione della Corte di Appello di Firenze, che aveva accertato l’invalidità del licenziamento del dipendente U.M. intimato dall’Agenzia del Demanio, disponendone l’immediato reintegro ed un’indennità onnicomprensiva a copertura del periodo decorso fra il licenziamento e il ripristino dello status quo ante. La sentenza di Appello, nello specifico, aveva ritenuto che il mancato riconoscimento dell’indennizzo INAIL per il periodo (pari a quasi due anni) di assenza per infortunio del lavoratore non potesse provare di per sé la grave inadempienza di U.M.

Il principio di diritto sopra esposto si pone a definizione dell’esame dell’eccezione preliminare di inammissibilità del ricorso per tardività, in quanto avvenuta oltre 60 giorni dopo la notificazione della sentenza. La parte ricorrente sottolineava in particolare come la comunicazione (effettuata per via telematica all’indirizzo p.e.c.) riportasse il testo integrale della sentenza, facendone derivare la pretesa idoneità all’integrazione dei requisiti per far decorrere il termine per le impugnazioni previsto dal 325 c.p.c.

La Corte di Cassazione dichiarava l’eccezione non fondata.

L’art. 133 c.p.c., rubricato “Pubblicazione e comunicazione della sentenza” dispone al secondo comma che “Il cancelliere dà atto del deposito in calce alla sentenza e vi appone la data e la firma, ed entro cinque giorni, mediante biglietto contenente il testo integrale della sentenza, ne dà notizia alle parti che si sono costituite. La comunicazione non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all’art. 325″. Una simile disposizione, come chiarito a partire da Cass. 5 novembre 2014, n. 23526, mira a neutralizzare gli effetti dell’applicazione generale della comunicazione telematica rispetto alla decorrenza del termine breve.

L’enunciazione del principio di diritto assume tuttavia una notevole rilevanza rispetto alle ipotesi sottratte, ratione temporis, all’applicazione del nuovo testo del 133 c.p.c. . L’art. 45 disp. att. c.p.c., così come attualmente formulato, dispone al comma 2 che “il biglietto di cancelleria contiene in ogni caso l’indicazione dell’ufficio giudiziario, della sezione alla quale la causa è assegnata, dell’istruttore se è nominato, del numero del ruolo generale sotto il quale l’affare è iscritto e del ruolo dell’istruttore, il nome delle parti ed il testo integrale del provvedimento comunicato“. Il quarto comma successivo dispone che il biglietto di cancelleria, quando trasmesso a mezzo posta elettronica certificata,  è costituito dal “messaggio di posta elettronica certificata, formato ed inviato nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici raccomandata”.

La Corte Suprema articola la sua valutazione su due aspetti. Da una parte, la valorizzazione del principio evidenziato dalla pronuncia n. 25662 del 2014, che ha chiarito che il 133 c.p.c. fornisce un significativo parametro per l’interpretazione del tenore testuale dell’art. 45 disp. att. c.p.c., che si ritiene non prevedesse effetto alcuno sulla decorrenza del termine breve. Dall’altra, assume rilevanza una argomentazione di matrice logico-sistematica secondo la quale sarebbe irragionevole ipotizzare che, all’epoca della nuova formulazione della disposizione attuativa (Ottobre 2012), quando il valore legale del Processo civile telematico non era neppure generalizzato, la comunicazione via PEC avesse un valore rafforzato rispetto a quello prospettato dalla successiva configurazione giuridica intervenuta (a fronte di una evoluzione dello strumento PCT) con il 133 c.p.c..

Ne derivava una conclusione: il termina per la notifica del ricorso non poteva essere computato con decorrenza dalla comunicazione della cancelleria, risultando pertanto tempestivo il ricorso di M.U., proposto nel termine annuale del 327 c.p.c. (non semestrale, non applicandosi la modifica della disposizione introdotta da L. 69 del 2009 al giudizio instaurato prima dell’entrata in vigore della disposizione).

Nel merito, la Suprema Corte, pur respingendo la suddetta eccezione di inammissibilità, riteneva che la C.d.A. di Firenze non avesse tenuto sufficientemente conto della condotta del dipendente e dell’impatto “ambientale” sul posto di lavoro. Disponeva quindi l’accoglimento del quarto e del quinto motivo di ricorso, cassando la sentenza impugnata con rinvio.

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