Claims made. Validità o invalidità: questo è il problema!

Vi trovate ancora a riflettere sull’eterno dilemma della validità o invalidità della clausola claims made comunemente prevista nei contratti di assicurazione della responsabilità civile professionale? Ci pensa la Cassazione a mettere i puntini sulle i.

Come noto, negli ultimi anni vari sono gli orientamenti espressi in merito alla validità di tale clausola, in virtù della quale gli assicuratori si obbligano ad indennizzare gli assicurati in relazione a richieste di risarcimento avanzate per la prima volta durante il periodo di assicurazione.

Con la sentenza n. 2872 del 13 febbraio 2015 la Cassazione Civile, Sezione III, ha confermato l’orientamento giurisprudenziale da ultimo consolidatosi, secondo il quale la clausola claims made è da considerarsi valida ed efficace.

Come noto, nel tempo i giudici di merito sono giunti a soluzioni diverse sul tema. Qui di seguito alcune tra le principali:

  •  tra le prime pronunce si ricordano quelle dei Tribunali di Bologna del 2002 e di Roma del 2006, che hanno dichiarato la nullità delle clausole in esame per contrarietà alla previsione dell’art. 1917, comma 1, c.c., secondo cui l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, deve pagare ad un terzo (a prescindere dalla dislocazione temporale della richiesta risarcitoria);
  •  dopo Bologna, nel 2004 Crotone ed altre corti di merito hanno sostenuto una tesi esattamente opposta alla precedente e hanno affermato che la clausola claims made è certamente valida, non ostando in tal senso l’art. 1917, comma 1, c.c., che non è indicato tra le norme inderogabili di cui all’art. 1932 c.c.. Tale interpretazione, peraltro, nel settembre 2014 è stata fatta propria anche dalla Corte d’Appello di Roma;
  •  altri giudici, invece, sono giunti a soluzioni ancora differenti distinguendo tra clausole claims made c.d. pure (con cui l’assicuratore copre il rischio derivante da richieste risarcitorie determinate da condotte colpose commesse prima della stipulazione della polizza senza alcun limite temporale) e spurie (con cui l’assicuratore copre il rischio derivante da richieste risarcitorie determinate da condotte colpose commesse in un tempo inferiore a dieci anni prima della stipulazione).

Secondo alcune corti solo le clausole pure sarebbero sempre valide, mentre le clausole spurie costituirebbe clausole vessatorie, per la cui validità occorrerebbe prevedere la sottoscrizione ex art. 1341 c.c. (di questo avviso, il Tribunale di Milano nel 2010).

Venendo ai giorni nostri, la Cassazione n. 2872/2015  ha da ultimo statuito quanto segue (ribadendo, tra l’altro, quanto già espresso dalla medesima nelle sentenze nn. 7273 del 22 marzo 2013 e 3622 del 17 febbraio 2014):

(i)        la clausola claims made è certamente valida ed efficace;

(ii)       spetta al giudice stabilire, caso per caso, con valutazione di merito, se quella clausola abbia natura vessatoria ai sensi dell’art. 1341 c.c.;

(iii)      la clausola claims made non può essere, tuttavia, considerata vessatoria in astratto, posto che essa non pone limitazioni di responsabilità in favore dell’assicuratore, ma definisce l’oggetto della copertura assicurativa, stabilendo quali siano i sinistri indennizzabili;

(iv)       la clausola della quale si discute non rientra nella fattispecie tipica prevista dall’art. 1917, comma 1, c.c., ma costituisce un contratto atipico, generalmente lecito ex art. 1322 c.c..

Sarà interessante osservare il recepimento di tale orientamento da parte delle corti di merito.

Stay tuned!

 

 

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