Brevi considerazioni in materia di crediti prededucibili alla luce della più recente evoluzione giurisprudenziale

I crediti prededucibili sono quelli che, essendo geneticamente o funzionalmente legati alla procedura concorsuale, sono soddisfatti prima e a preferenza di qualsiasi altro credito anteriore all’apertura del concorso.

Sono prededucibili, ai sensi dell’art. 111, II co. LF, i crediti sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali.

La ratio dell’istituto si rinviene nella necessità di fornire agli organi della procedura i beni e i servizi indispensabili allo svolgimento della stessa, e di assicurare l’integrale pagamento a coloro che, consapevoli dello stato di insolvenza della propria controparte contrattuale, abbiano nondimeno accettato di prestare la propria opera in favore o in funzione della procedura concorsuale.

A seguito dell’inquadramento legislativo di tale categoria, risalente alla riforma del 2006 della Legge Fallimentare, i primi orientamenti giurisprudenziali avevano ritenuto necessaria, ai fini del riconoscimento della natura prededucibile, la sussistenza di tre requisiti.

Si richiedeva, difatti, che i debiti prededucibili (i) fossero sorti successivamente al fallimento (criterio cronologico); (ii) traessero origine da rapporti conclusi esclusivamente dagli organi della procedura (criterio soggettivo); e (iii) fossero finalizzati all’amministrazione fallimentare, e dunque strumentali alla stessa (criterio strumentale).

Tali criteri, tuttavia, sono stati progressivamente attenuati dall’elaborazione giurisprudenziale successiva, che ha invece individuato l’unico vero elemento di fondo, comune e indefettibile, ai fini del riconoscimento della prededuzione: la funzionalità, intesa come la circostanza che i crediti (rectius: le prestazioni di beni e servizi che li originano) siano finalizzati alla soddisfazione dell’interesse della massa dei creditori.

Di talché, alla luce di tale lettura, è tramontato definitamente il requisito della necessaria posteriorità del credito rispetto all’apertura del concorso, a condizione che il relativo atto generatore (i.e., la prestazione e/o la fornitura) si sia rivelato comunque funzionale al perseguimento degli interessi dell’intera massa concorsuale.

Così argomenta la Cassazione, ormai all’unanimità, a partire dal 2012, allorquando si affermò che: “ai fini della prededucibilità dei crediti nel fallimento, il necessario collegamento occasionale o funzionale con la procedura concorsuale, ora menzionato dall’art. 111 l.fall., va inteso non soltanto con riferimento al nesso tra l’insorgere del credito e gli scopi della procedura, ma anche con riguardo alla circostanza che il pagamento del credito, ancorché avente natura concorsuale, rientri negli interessi della massa e dunque risponda agli scopi della procedura stessa, in quanto utile alla gestione fallimentare. Invero, la prededuzione attua un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte al suo interno, ma anche tutte quelle che interferiscono con l’amministrazione fallimentare ed influiscono sugli interessi dell’intero ceto creditorio” (Cass. Civ., sez. I, n. 3402/2012, in Giust. civ. Mass. 2012, 3, 271; conf. Cass. Civ., sez. I, n. 5705/2013, in Giust. civ. Mass. 2013).

L’orientamento sovraesposto ha ricevuto ulteriore e definitiva conferma dalle più recenti pronunce degli Ermellini in materia di crediti dei professionisti per prestazioni anteriori all’apertura del concorso, anche in caso di (e, quindi, in modo del tutto svincolato dalla) mancata apertura della procedura concorsuale cui esse erano dirette.

Nel novembre scorso, la Corte ha difatti ribadito che: “il novellato art. 111, comma 2 LF detta un precetto di carattere generale, che per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d’impresa, ha introdotto un’eccezione al principio della par condicio ed ha esteso la prededucibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali, fra i quali il credito del professionista rientra de plano, senza che debba verificarsi “il risultato” delle prestazioni da questi svolte, ovvero della concreta utilità per la massa” (Cass. Civ., sez. VI, n. 23108/2016, Est. Ragonesi).

Nel caso di debiti verso professionisti, contratti per garantire l’accesso alla procedura concorsuale e la predisposizione dei documenti all’uopo necessari, la funzionalità della prestazione è, dunque, in re ipsa; una sorta di presunzione iuris et de jure, quindi, contro la quale  non dovrebbe essere ammessa (in sede di ammissione al passivo, nel successivo fallimento) prova contraria.

Le ragioni del trattamento “preferenziale” riservato ai crediti da prestazioni professionali, sono state ancor più chiaramente enunciante nella recentissima decisione della Suprema Corte n. 24791 del 5 dicembre 2016: (i) tali crediti sono esenti da revocatoria (art. 67, III co., lett. d. e g. LF); (ii) è stata abrogata la disposizione (art. 182-quater, IV co. LF) che riconosceva la prededuzione al solo credito del professionista attestatore (escludendo, a contrario, ogni altro credito da attività professionale); (iii) l’interpretazione autentica dell’art. 111, II co. LF, fornita dal d.l. n. 145/2013, che estendeva la prededuzione anche ai crediti sorti in occasione ed in funzione delle procedure di concordato preventivo cd. con riserva (poi abrogata); e infine (iv) la necessità di assicurare parità di trattamentotra professionisti autori di prestazioni strumentali e soddisfatte, già al riparo dalla zona revocatoria secondo le norme citate, rispetto a professionisti che, non esigendo subito il pagamento di servizi altrettanto strumentali all’accesso al concorso, agevolino invece il debitore nell’ingresso in procedura divenendo creditori concorsuali e così contando su uno statuto protettivo interno ad una differita regolazione procedimentalizzata del pagamento” (Cass. Civ., sez. I, n. 24791/2016. in Ilfallimentarista.it).

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