Acquario di Roma

Il Tribunale di Roma omologa l’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis L. Fall. enunciando taluni interessanti e condivisibili principi di diritto. Un’analisi tecnico-pratica.

Con decreto depositato l’11 marzo 2015 il Tribunale Ordinario di Roma, Sezione Fallimentare, nella composizione collegiale, ha disposto l’omologa dell’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis L.Fall. presentato dalla società Mare Nostrum Romae S.r.l., impegnata nella realizzazione dell’opera “Acquario di Roma“. Si tratta di un acquario con un centro scientifico didattico ed espositivo denominato “Expo Mare Nostrum” comprensivo di una sala auditorium multimediale emisferica, una zona commerciale e un parcheggio.

 

L’Acquario di Roma, che verrà gestito dal gruppo britannico Merlin Entertainments, sta sorgendo interamente sotto il teatro verde ed il laghetto artificiale dell’E.U.R., nel quadrante sud di Roma. Sarà a impatto ambientale prossimo allo zero ed avrà una superficie di circa 14 mila metri quadri. Accanto all’acquario tradizionale sorgerà, come indicato, l’Expo, un’area espositiva permanente, un’ampia zona di servizi collegati al mondo marino e mediterraneo e un ampio parcheggio.

L’Acquario di Roma è il fulcro del primo, e per ora unico, Distretto Turistico Balneare d’Italia (DTB), area ad alta vocazione turistica, comprende i territori di Fiumicino, Pomezia, Val Montone e tre municipi nel quadrante sud-ovest di Roma (X, XI e XII). La nascita del DTB è avvenuta il 13 marzo del 2013 tramite decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 10 aprile dello stesso anno.

Per la realizzazione del progetto la società Mare Nostrum Romae aveva sottoscritto un contratto di finanziamento a medio-lungo termine con alcuni istituti di credito. In ragione di un giustificato slittamento nell’esecuzione dei lavori le banche finanziatrici, a giugno del 2012, avevano bloccato le erogazioni. Il mancato completamento dell’Acquario di Roma e la mancata apertura delle strutture che ne formano oggetto, hanno determinato l’assenza di incassi nei tempi originariamente previsti, e il conseguente stato di tensione finanziaria e crisi della società.

 

Al fine di sostenere e riequilibrare il proprio andamento industriale, economico e finanziario, la società ha, pertanto, redatto un piano economico-finanziario per il periodo 31 maggio 2014 – 31 dicembre 2031. Il piano prevede, fra le altre cose, il rinvio della realizzazione, con affidamento a terzi e senza ulteriori oneri per Mare Nostrum, dell’Expo a data successiva, al fine di concentrare tutte le risorse di Mare Nostrum per il completamento e l’apertura al pubblico, entro il 1° giugno 2015, dell’acquario cd. “Sea Life”, e dell’annessa galleria commerciale.

Per la realizzazione del piano la società ha fra l’altro richiesto la concessione di nuova finanza.

 

In data 23 dicembre 2014 al fine di dare attuazione al piano, la società, insieme con le società La Lisca S.r.l. e San Leonardo 1 S.r.l., ha stipulato un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis L.fall. con alcuni primari istituti di credito italiani.

L’accordo prevede, grazie all’erogazione di nuove risorse finanziarie da parte degli istituti di credito aderenti, l’ultimazione dei lavori dell’acquario e, conseguentemente, l’avvio delle relative attività e l’utilizzo dei flussi di cassa unlevered per il rimborso dei soggetti aderenti (secondo i tempi dell’accordo) e dei creditori non aderenti (secondo i termini individuati dall’art. 182-bis L.fall.). La percentuale dei creditori aderenti all’accordo – tra i quali primari istituti di credito – ammonta al 66,6% circa. Il piano sotteso all’accordo copre un arco temporale che va dal 2014 al 2031.

 

Nel rispetto delle previsioni dettate dall’art. 182-bis L.fall., un esperto indipendente ha attestato la veridicità e correttezza dei dati economici ed aziendali posti alla base del piano e la sua attuabilità soprattutto con riguardo al pagamento dei creditori non aderenti, nei termini di legge.

 

Con il decreto in commento il Tribunale di Roma ha ritenuto coerenti le conclusioni dell’attestatore del piano con le caratteristiche dell’attività infrastrutturale dell’impresa e con la dimensione degli investimenti, ritenendole immuni da vizi logici e giuridici e coerenti con le condizioni di omologabilità dell’accordo di ristrutturazione dei debiti stabilite dall’art. 182-bis L. Fall..

 

Secondo il dictum dei giudici capitolini: “in assenza di opposizioni, compete al tribunale un giudizio di legalità sostanziale ovvero un giudizio limitato alla generale verifica della completezza, della analiticità e della coerenza di quanto indicato e previsto nell’accordo di ristrutturazione dei debiti.

Ancora, compete al tribunale una verifica preliminare sulla coerenza e sulla non contraddittorietà di quanto affermato dall’esperto a proposito della fattibilità dell’accordo di ristrutturazione (cfr. in questo senso Tribunale di Roma 20 maggio 2010) in relazione ai dati di riferimento forniti dall’imprenditore ed attestati come veritieri ed attendibili.

La relazione pertanto si configura quale fulcro del giudizio e si atteggia come un vero e proprio documento contabile redatto da un esperto indipendente, il quale, per espressa dizione normativa, attesta e certifica la fattibilità del piano e contemporaneamente assume la responsabilità di quanto affermato e certificato sia nei confronti della società, che lo ha incaricato di provvedere alla redazione del piano, sia nei confronti dei terzi che siano portatori di interessi alla legittimità, alla attuabilità ed alla coerenza dell’accordo di ristrutturazione“.

 

E ancora, l’accordo merita di essere omologato poiché “dal punto di vista della legalità sostanziale, (…) presenta tutti i requisiti richiesti dall’art. 182 bis l.f. in quanto è stato stipulato con oltre il 66,6% dei creditori (…).

In particolare, l’Accordo, nel prevedere che gli Istituti di Credito concedano una moratoria sugli interessi sino a tutto il 2014 con successivo rimborso del debito a quote crescenti e nel prevedere l’erogazione di nuova finanza da parte degli Istituti di Credito, evidenzia che la società in oggetto ancora gode della fiducia del ceto bancario.

 

L’accordo, inoltre, sempre a dire dei giudici romani, assicurerebbe il pagamento integrale dei creditori non aderenti al medesimo (scaduti ed a scadere).

Sul punto, il Collegio ha osservato che “(…) si tratta di rapporti non rientranti nell’accordo da omologare, ed in quanto tali, non richiedenti particolari formalità di legge, essendo sufficienti le scritture private sottoscritte inter partes.

A latere dell’Accordo la società ha, inoltre, stipulato con parte dei rimanenti creditori un accordo di riscadenziamento dei crediti (…) il cui pagamento è posticipato a fine 2015 e 2016.

Il pagamento dei creditori non aderenti è correlato alla nuova finanza che verrà erogata dalle Banche finanziatrici in esito all’omologa dell’Accordo di Ristrutturazione dei Debiti e alla generazione dei flussi di cassa unlevered propria della gestione operativa dell’azienda“.

 

Alla luce delle su esposte considerazioni, pertanto, il Tribunale di Roma ha omologato gli accordi ex art. 182-bis L.fall.

 

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